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AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.C L’amministratore che deduca di non avere partecipato agli atti di gestione comunque risponde dell’amministrazione societaria, avendo egli, quale amministratore ed indipendentemente dal suo compimento di atti di amministrazione, l’onere di verificare, anche di sua iniziativa, la regolarità degli atti compiuti dal coamministratore. Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.

 

AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.C

 

AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.C BOLOGNA

 

AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.CRAVENNA

 

AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.CMILANO

AVVOCATO PER AZIONE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2476 C.C. ED AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2394 C.C VICENZA

ADANNO3 

L’azione di responsabilità contro gli amministratori e’ promossa da ciascun socio (4), il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società (5), che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione (6).

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.

L’amministratore che deduca di non avere partecipato agli atti di gestione comunque risponde dell’amministrazione societaria, avendo egli, quale amministratore ed indipendentemente dal suo compimento di atti di amministrazione, l’onere di verificare, anche di sua iniziativa, la regolarità degli atti compiuti dal coamministratore. Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.
I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali [2261, 2320] ed i documenti relativi all’amministrazione.

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.
Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società, purché vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.
Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.
Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.
L’approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

AVVOCATO CASSAZIONISTAavvocato cassazionista bella 

Il danno per il fallimento derivante dalla mancata consegna della cassa da parte degli amministratori al curatore è in re ipsa.

L’azione di responsabilità  da’ luogo a debito di valore , avendo per contenuto la reintegrazione del patrimonio del danneggiato nella situazione economica preesistente al verificarsi dell’evento dannoso, con la conseguenza che nella liquidazione del risarcimento deve tenersi conto della svalutazione monetaria verificatasi tra il momento in cui si è prodotto il danno e la data della liquidazione definitiva: ciò, peraltro, vale anche se, al momento della sua produzione, il danno consista nella perdita di una determinata somma di denaro, in quanto quest’ultima vale soltanto ad individuare il valore di cui il patrimonio del danneggiato è stato diminuito e può essere assunta come elemento di riferimento per la determinazione dell’entità del danno.

Art 2476, c.3, C.C.
[…] L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale
può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato
provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può
subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione […].


Tale articolo contiene due differenti misure per la tutela del socio di Srl verso gli
amministratori che compiano atti gestori pregiudizievoli per la società o potenzialmente tali:
a. L’azione di responsabilitàaproblema soluzioneARISOLVO3

Con il primo motivo il ricorrente si duole della ritenuta integrazione del reato di cui all’articolo 2625 c.c., comma

Tale disposizione sanziona “gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attivita’ di controllo o di revisione legalmente attribuite ai soci, ad altri organi sociali alle societa’ di revisione, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.329 Euro. Se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino ad un anno e si procede a querela della persona offesa”. La disposizione si correla e, dunque, garantisce effettiva tutela al diritto sancito dall’articolo 2476 c.c., comma 2, – dei soci che non partecipino all’amministrazione ad “avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione”, dunque i libri e le scritture indicate nell’articolo 2478 c.c..

A tale proposito, occorre rilevare che, con la riforma del diritto societario ad opera del Decreto Legislativo 17 gennaio 2003, n. 6, (Riforma organica della disciplina delle societa’ di capitali e societa’ cooperative, in attuazione della L. 3 ottobre 2001, n. 366), nel riscrivere e rinnovare la disciplina della societa’ a responsabilita’ limitata, il legislatore ha ampliato il diritto di controllo del socio come delineata nell’articolo 2476 c.c., ed, in particolare, ha riconosciuto al socio e’straneo all’amministrazione della societa’ il diritto di accedere alle informazioni relative alla gestione ed amministrazione e dunque di esercitare un controllo personale e diretto sull’operato degli amministratori. Nella relazione Relazione illustrativa del decreto legislativo si legge “particolarmente significativa e’ inoltre la disciplina della responsabilita’ degli amministratori e la tutela in proposito riconosciuta dai soci nell’articolo 2476 c.c., essa s’impernia sul principio secondo il quale, sulla base della struttura contrattuale della societa’, ad ogni socio e’ riconosciuto il diritto di ottenere notizie dagli amministratori in merito allo svolgimento degli affari sociali e di procedere ad una diretta ispezione dei libri sociali e dei documenti concernenti l’amministrazione della societa’”.

D’altra parte, va rilevato come il disposto dell’articolo 2476 c.c., comma 2, non preveda alcuna limitazione o condizione all’esercizio del diritto di ispezione del socio ulteriore da quella che si tratti di “soci che non partecipano all’amministrazione”. Detta facolta’ si correla alla facolta’ per i singoli soci, riconosciuta dall’articolo 2476 c.c., comma 3, di esercitare in forma individuale l’azione di responsabilita’ verso gli stessi amministratori. La stretta relazione fra diritto di ispezione ed esercizio dell’azione di responsabilita’ e’ confermata dalla citata Relazione nella quale, dopo avere dato atto del diritto del socio di accesso ai libri e documenti sociali, si osserva “da questa soluzione consegue coerentemente il potere di ciascun socio di promuovere l’azione sociale di responsabilita’ e di chiedere con essa la provvisoria revoca giudiziale dell’amministratore in caso di gravi irregolarita’ (articolo 2476, comma 3). Si tratta anche qui di una disciplina che corrisponde alla prospettiva secondo cui viene accentuato il significato contrattuale dei rapporti sociali”.

Sulla scorta di quanto sopra l’intestatario di una quota della societa’ a responsabilita’ limitata che non ricopra funzioni gestorie/amministrative in seno alla societa’, indipendentemente dalla quota sociale detenuta, e’ titolare iure proprio di un vero e proprio diritto potestativo ad avere pieno accesso a tutti gli atti concernenti l’amministrazione sociale, venendo pertanto ad assolvere ruolo fondamentale nella governace della societa’.

Come questa Corte ha gia’ avuto modo di chiarire, il reato proprio dell’articolo 2625, comma 1, non tutela in via generale la partecipazione del socio alla vita societaria ed alle deliberazioni della societa’, ma e’ volto a presidiare in modo specifico le funzioni di controllo dal medesimo esercitabili sulla gestione ed amministrazione della societa’, con la conseguenza che non ogni attivita’ societaria, cui venga impedito al socio di partecipare, puo’ configurare violazione della norma di cui all’articolo 2625 c.c., essendo necessario che l’impedimento attenga in modo specifico alle funzioni di controllo di regolarita’ della gestione (Sez. 5 n. 15641, del 27/02/2015, P.M. di Frosinone nei confronti di D’Itri, non massimata).

In considerazione dell’inequivoco dato testuale dell’articolo 2625 c.c., comma 1, si deve ritenere che detta norma, la’ dove sanziona l’impedimento o l’ostacolo all’attivita’ di controllo del socio mediante l’occultamento documentale od altri artifici, postuli una condotta necessariamente attiva dell’amministratore della societa’, attuata mediante la distrazione o distruzione dei documenti sociali ovvero mediante l’impiego di particolari espedienti volti a trarre in inganno.

2.2. Di tali coordinate ermeneutiche hanno fatto corretta applicazione i Giudici della cognizione la’ dove, dopo avere attentamente ricostruito i fatti oggetto del procedimento dando atto delle dichiarazioni rese dal consulente tecnico della Procura Dott.ssa (OMISSIS), dell’Avv. (OMISSIS) (difensore della persona offesa (OMISSIS)) e del Prof. (OMISSIS) (giurista d’impresa e consulente del medesimo) (v. pagine 2 e seguenti della sentenza in verifica) -, hanno evidenziato che, come contestato sub capo a), l’imputato impediva scientemente, tramite apposizione di ostacoli e l’elaborazione di artifici, l’esercizio, da parte del (OMISSIS), dei poteri ispettivi conferitigli dall’articolo 2476 c.c., comma 2. In particolare, la Corte ha evidenziato che – come testimoniato dal consulente tecnico del pubblico ministero – (OMISSIS) non si limitava a negare l’accesso agli atti relativi alla gestione sociale, come formalizzato con la nota scritta del 19 settembre 2008 di indisponibilita’ ad esibire i documenti richiesti, ma ometteva altresi’ di compilare i libri contenenti i verbali delle assemblee dei soci fino al 30 marzo 2007, di pubblicare i bilanci d’esercizio del 2006 e 2007, pur regolarmente approvati, di annotare nel verbale d’assemblea del 19 febbraio 2008 l’avvenuto mutamento dell’oggetto sociale della “(OMISSIS) s.r.l.”, disposto con una decisione unilaterale dell’amministratore (OMISSIS) senza previo assenza dei soci. Cio’ allo scopo di occultare le operazioni compiute dall’imputato al fine di assicurare un finanziamento indiretto alla ” (OMISSIS)” facente capo al medesimo, in danno della societa’ “(OMISSIS)” e dei suoi soci (v. pagine 4 e 5 della sentenza).

Siffatte condotte venivano commesse dall’imputato in violazione degli specifici obblighi di regolare tenuta delle scritture contabili, a lui facenti capo quale amministratore della societa’, nonche’ in chiara ostruzione al legittimo esercizio dei poteri di controllo riconosciuti in capo al socio non amministratore dall’articolo 2676 c.c., comma 2. Contrariamente a quanto dedotto nel ricorso, (OMISSIS) non si limitava, dunque, a negare al (OMISSIS) l’ostensione della documentazione contabile e societaria tenendo un contegno meramente passivo, ma poneva in essere una serie di condotte attive volte all’occultamento di parte dei documenti richiesti ovvero all’alterazione fraudolenta dei libri sociali.

D’altra parte, non puo’ condividersi l’obiezione difensiva secondo la quale la fattispecie incriminatrice in oggetto non sarebbe integrabile nel caso in cui la societa’ sia dotata di un collegio sindacale, in quanto in tale caso il socio avrebbe la possibilita’ di rivolgersi a detto collegio per ottenere l’accesso a tutta la documentazione richiesta all’amministratore.

Come si e’ sopra osservato sub paragrafo 2.1, il socio non amministratore e’ titolare di un vero e proprio diritto potestativo ad avere pieno accesso ai libri e documenti concernenti la gestione e l’amministrazione della societa’. Il potere ispettivo del socio non amministratore prescinde completamente dalla circostanza che la societa’ sia dotata o meno di collegio sindacale. Anzi, nel nuovo impianto normativo in materia di societa’ a responsabilita’ limitata, non e’ richiesta l’esistenza di detto collegio sindacale proprio perche’ a ciascuno socio e’ affidato il diritto di esercitare un controllo penetrante – “diffuso” – sull’operato degli amministratori, quale efficace strumento a tutela della corretta gestione della societa’. Come correttamente rilevato dalla Corte territoriale, il diritto del socio non amministratore all’ostensione della contabilita’ e degli altri libri sociali ha carattere inderogabile da parte dell’amministratore anche in presenza del collegio sindacale.

 

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