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La successione è l’evento attraverso il quale ai rapporti giuridici di cui era titolare una persona (il de cuius) subentrano uno o più soggetti (successori).
La successione si apre al momento della morte e questo determina il momento preciso a cui retroagiscono gli effetti della trasmissione dei diritti ereditari e il momento dal quale decorrono i termini prescritti per l’espletamento delle varie formalità previste dalla normativa vigente, tra le quali quelle di carattere fiscale.

 

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  1. eredi di legittima
  2. erede legittimo azione di riduzione
  3. eredi legittimi di un celibe
  4. eredi legittimi di coniuge con figli
  5. eredi legittimi di un nonno
  6. eredi legittimi di coppia senza figli
  7. eredi legittimi di persona coniugata senza figli
  8. eredi legittimi di un fratello
  9. eredi legittimi di sesto grado
  10. eredi legittimi di una polizza vita
  11. eredi legittimi di un defunto
  12. eredi legittimi di un figlio
  13. eredi legittimi di vedova senza figli
  14. eredi legittimi di coniugi senza figli
  15. eredi legittimi di persona celibe
  16. eredi legittimi di persona senza figli
  17. eredi legittimi di uno zio

 

  1. eredi legittimi e rappresentazione
  2. eredi legittimi e collaterali
  3. eredi legittimi e donazioni
  4. eredi legittimi e rinuncia
  5. eredi legittimi e testamento olografo
  6. eredi legittimi e legatari
  7. eredità legittima e comunione dei beni
  8. eredi legittimi e naturali
  9. eredi legittimi e arricchimento indebito
  10. eredità legittima e disponibile
  11. erede legittimo e necessario
  12. erede legittimo e legittimato
  13. erede legittimo e testamento
  14. erede legittimo e testamentario
  15. erede legittimo e legittimario

 

 

  1. erede legittimo e necessario
  2. erede legittimo e testamento
  3. erede legittimo e testamentario
  4. il coniuge separato è erede legittimo
  5. erede universale e erede legittimo
  6. un fratello è erede legittimo?
  7. il coniuge è erede legittimo?
  8. il convivente è erede legittimo?sorella è erede legittima
  9. moglie è erede legittimo?nipote è erede legittimo
  10. fratello è erede legittimo?chi è erede legittimo
  11. erede e legittim
    • il coniuge separato è erede legittimo

      Art. 540. Riserva a favore del coniuge.

      A favore del coniuge è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’articolo 542 per il caso di concorso con i figli.

      Ai sensi dell’articolo 548, I comma del codice civile, il coniuge a cui non è addebitata la separazione legale ha diritto agli stessi diritti successori che spetterebbero al coniuge non separato.
      Poiché, nella fattispecie “de quo”, si tratta di una separazione consensuale dei coniugi, non è stato espresso, da parte del Tribunale, alcun addebito della separazione medesima, a carico del marito o della moglie, nessuna valutazione di colpevolezza.

      eredi legittimi di vedova senza figli

Le regole in caso di mancanza di testamento, per la suddivisione dell’eredità tra gli eredi legittimi, sono le seguenti:
Se il defunto ha dei discendenti essi concorrono solo con il coniuge, escludendo gli ascendenti.
Se invece non ci sono discendenti e c’è solo il coniuge, questi concorre assieme agli ascendenti.
Secondo un primo indirizzo giurisprudenziale, il testamento olografo rientra nella categoria delle scritture private.

eredità legittima e disponibile

a presenza di figli, dunque, esclude la legittima degli ascendenti.
La diritto di legittima è quindi in grado di contrastare la volontà del testatore, il quale vede – ex lege – comprimersi la propria facoltà di disporre dei proprio beni per testamento, con conseguente diminuzione della quota di proprio patrimonio “disponibile”.
erede legittimo azione di riduzione
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24755. La reintegrazione della quota di legittima, conseguente l’esercizio dell’azione di riduzione, va effettuata con beni in natura, salvi i casi eccezionalmente previsti dall’art. 560 secondo e terzo comma cod. proc. civ. per la riduzione dei legati e delle donazioni”; – “Quando la riduzione riguarda le disposizioni a titolo universale con le quali sono stati nominati eredi testamentari, il legittimario pretermesso, ottenendo la reintegrazione della quota di legittima, acquista la qualità di erede pro-quota, che lo rende partecipe della comunione ereditaria nella misura della frazione prevista dagli artt. 537 e segg. cod. civ. Ne deriva che il giudice, nell’accogliere la domanda di riduzione, deve dichiarare, non quale sia il valore economico della quota di eredità spettante al legittimario, ma quali siano i beni ereditari e quale sia la quota di partecipazione del legittimario alla proprietà degli stessi. La divisione disposta con testamento, nella quale il testatore non abbia contemplato le posizioni di alcuno dei legittimari è nulla, ai sensi dell’art. 735 cod. civ., e tale nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse ed è rilevabile d’ufficio dal giudice. Al legittimario che ottiene la reintegrazione della quota di riserva mediante l’attribuzione di beni in natura spetta la corresponsione, da parte dell’erede testamentario, dei frutti dei beni ereditari con decorrenza dal momento dell’apertura della successione e nella misura corrispondente alla quota astratta di eredità spettante al legittimario su tali beni. Nel reintegrare la quota di legittima in natura, mediante il riconoscimento della partecipazione del legittimario alla comunione ereditaria nei limiti della frazione prevista dalla legge, il giudice deve disporre la trascrizione, nei pubblici registri immobiliari, della quota di comproprietà sui beni ereditari, adeguatamente individuati, spettante al legittimario e – correlativamente – delle quote di comproprietà spettanti agli eredi testamentari”.

 

 

eredi legittimi e collaterali

 

L’articolo 565 del codice civile  stabilisce che nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti legittimi e naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, secondo questo ordine.

La successione per legge è una successione di carattere residuale e suppletiva in quanto presupposto della sua applicazione è:

la mancanza (totale o parziale) di disposizione testamentaria a titolo universale

la violazione dei diritti spettanti ai cosiddetti legittimari.

Se non esiste un testamento, la legge individua gli eredi nel coniuge e gli altri parenti sino al sesto grado incluso.
Se colui che muore non lascia parenti, l’eredità va allo Stato, il quale non può rinunciare all’eredità e risponderà di eventuali debiti del de cuius sino al valore dei beni acquisiti.

^ Art. 570. Successione dei fratelli e delle sorelle.
Art. 570. (Successione dei fratelli e delle sorelle).
A colui che muore senza lasciare prole, ne’ genitori, ne’ altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali.
I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono pero’ la meta’ della quota che conseguono i germani.

eredi legittimi di un fratello^ Art. 571. Concorso di genitori o ascendenti con fratelli e sorelle.
Art. 571. ((Concorso di genitori o ascendenti con fratelli e sorelle.))
((Se coi genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle germani del defunto, tutti sono ammessi alla successione del medesimo per capi, purche’ in nessun caso la quota, in cui succedono i genitori o uno di essi, sia minore della meta’.
Se vi sono fratelli e sorelle unilaterali, ciascuno di essi consegue la meta’ della quota che consegue ciascuno dei germani o dei genitori, salva in ogni caso la quota della meta’ in favore di questi ultimi.
Se entrambi i genitori non possono o non vogliono venire alla successione e vi sono ulteriori ascendenti, a questi ultimi si devolve, nel modo determinato dall’articolo 569, la quota che sarebbe spettata a uno dei genitori in mancanza dell’altro)).

 

 

 

L’indirizzo favorevole al semplice disconoscimento della scheda testamentaria si è da sempre scontrato con due obiezioni principali.

La prima di esse prendeva di mira il rapporto tra autore del testamento e parti in causa, poiché il testamento proviene, si è detto, pur sempre da un terzo rispetto alle parti del processo, perciò solo esulando, secondo i sostenitori della querela di falso, dalla fattispecie di cui all’art. 214 c.p.c.: il disconoscimento di una scrittura, si dice, non può provenire da terzi, poiché tale strumento è riservato alle parti contro cui il documento è rivolto, e agli eredi o aventi causa, che possono limitarsi a non riconoscere la scrittura o la sottoscrizione del suo autore. La fattispecie in esame si riferirebbe, invece, ad una scrittura del de cuius prodotta contro gli eredi a fondamento di una pretesa eccepita nei loro riguardi, mentre, prodotto il testamento, deve escludersi che chi lo contesti possa qualificarsi, sic et simpliciter, erede, poiché detta qualifica in capo ai parenti che lo impugnano richiede la dimostrazione della falsità del testamento: per il successibile ex lege non residuerebbe, dunque, che lo strumento della querela di falso.

 

Sulla efficacia sostanziale sostanziale, è necessario e sufficiente che colui contro il quale esso sia prodotto il testamento non lo riconosca; in merito all’onere probatorio, incombe sull’altra parte, che abbia interesse all’efficacia della scheda testamentaria, dimostrare la sua provenienza dall’attore apparente. Pertanto, nell’ipotesi di conflitto tra l’erede legittimo che disconosca l’autenticità del testamento e colui il quale, invece, vanti diritti in forza di esso, l’onere di proporre istanza di verificazione del documento ex art. 216 c.p.c. incombe su quest’ultimo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede. Nessun onere, dunque, oltre a quello del disconoscimento, grava sull’erede legittimo (Cass., n. 3371/1975; Cass.,n.3883/1994;Cass.,n.28637/2011).

 

Va altresì’ specificato che il giudicato formatosi sul tacito riconoscimento della sottoscrizione di un testamento olografo non preclude la proponibilità della querela di falso avverso la medesima scheda testamentaria della quale si voglia impugnare la riferibilità della sottoscrizione o dell’intero contenuto al suo autore apparente, atteso che l’avvenuto riconoscimento di una scrittura privata esclude solamente che colui al quale la sottoscrizione è attribuita possa limitarsi a disconoscere la sottoscrizione addossando l’onere della verificazione alla parte che del documento voglia avvalersi, ma non si pone come accertamento di autenticità non altrimenti impugnabile (v., di recente, Cass. n. 27353 del 2014).

 

In senso contrario va richiamato il contrapposto orientamento secondo cui il disconoscimento e la verificazione di scrittura privata (artt. 214 e 216 c.p.c.) riguardano unicamente le scritture provenienti da soggetti del processo e si presuppone che venga negata la firma o la scrittura dal soggetto contro cui il documento è prodotto, con la conseguenza che, per le scritture provenienti da terzi estranei, come nel caso del testamento olografo oggetto di impugnazione in sede giudiziale, la contestazione non può essere sollevata secondo la disciplina dettata dalle predette norme, bensì nelle forme dell’art. 221 e segg. c.p.c., perché si risolve in una eccezione di falso (cfr. Cass. n. 2793 del 1968; Cass. n. 1599 del 1971 e Cass. n. 16362).

 

 

 

 

 

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La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali garantisce all’art. 6, par. 1 ad ogni persona il diritto che la sua causa sia definita in un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge. Si tratta di diritto soggettivo perfetto nei confronti dello Stato, che presuppone necessariamente l’instaurazione del rapporto processuale tra le parti del processo e il giudice. Soltanto laddove la domanda sia stata sottoposta agli organi giurisdizionali dello Stato, infatti, sorge il dovere di questi di darvi soddisfazione entro un termine ragionevole. Ne deriva che la durata del processo postula la sua pendenza davanti ad un organo della giurisdizione, e che non può tenersi conto dei periodi nei quali la controversia civile sia sottratta all’esame e alla decisione del giudice, come avviene allorché, essendosi il giudice già pronunciato, con provvedimento definitivo e idoneo alla formazione del giudicato, ancorché impugnabile, alle parti sia lasciato dalla legge uno spatium deliberandi in ordine all’eventuale impugnazione, mentre solo in conseguenza del concreto esercizio dell’azione – in questo caso in via d’impugnazione del provvedimento già emesso – si ripropone l’esigenza di una risposta degli organi della giurisdizione in un tempo ragionevole (v. Cass. 10 maggio 2010 n. 11307).

 

 

 

E’ quindi compito del giudice dell’equa riparazione verificare di volta in volta, tenuto conto delle circostanze delle singole vicende processuali, quale sia in concreto stato il comportamento della parte che chiede l’equa riparazione tra un grado e l’altro, e scomputare dalla durata complessiva del giudizio solo il lasso di tempo non riconducibile, secondo il suo prudente apprezzamento, all’esercizio del diritto di difesa. E’ evidente che, ove una parte, per perseguire un proprio interesse, non si avvalga di una facoltà, come ad esempio quella della notificazione della sentenza a sè favorevole a fini sollecitatori, e lasci quindi decorrere tutto intero il termine lungo per la proposizione dell’impugnazione, non può pretendere che il termine decorso venga tutto intero addebitato alla organizzazione giudiziaria, dovendo al contrario, come detto, il giudice dell’equa riparazione apprezzare in concreto il comportamento della parte stessa anche in relazione al mancato esercizio di detta facoltà.

 

 

 

AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA AVVOCATO TESTAMENTO BOLOGNA

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Secondo il disposto dell’art. 111 c.p.c., che concerne non la capacità al processo (legitimatio ad processum) ma la titolarità attiva e passiva dell’azione (legitimatio ad causam), l’alienazione del diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare non fa venir meno l’interesse ad agire in capo all’originario attore, onde il rapporto processuale prosegue tra le parti originarie. La disciplina dettata dal comma 1 dell’art. 111 c.p.c. costituisce, infatti, espressione del principio generale secondo il quale gli effetti sostanziali della domanda giudiziale continuano ad essere rilevanti sul piano processuale, nonostante le modificazioni eventualmente intervenute nella titolarità del diritto controverso e trova applicazione anche nel caso in cui il mutamento della titolarità di tale diritto si ricolleghi alla alienazione del bene alla cui tutela è stata esperita l’azione. Il trasferimento a titolo particolare nel corso del processo del diritto controverso non spiega, dunque, alcun effetto sul rapporto processuale che continua a svolgersi tra le parti originarie, dandosi luogo ad una sostituzione processuale del dante causa, tanto che la sentenza spiega piena efficacia nei confronti dell’avente causa sostituito, pur se pronunciata senza la sua partecipazione al giudizio. È pur vero che, a seguito del trasferimento a titolo particolare, vengono a scindersi la titolarità del diritto controverso dalla titolarità dell’azione processuale, ma perché il diritto sostanziale possa incidere sulle vicende processuali è necessario che esso si estingua o subisca modifiche incompatibili con il mantenimento del diritto in capo al titolare. App. Roma, 17 giugno 2009.

 

 

 

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In caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, il processo prosegue fra le parti originarie e, anche quando non vi sia estromissione del convenuto ai sensi dell’art. 111, terzo comma, c.p.c., la sentenza ha comunque effetto contro il successore a titolo particolare, il quale può intervenire o essere chiamato nel giudizio, divenendone parte a tutti gli effetti; nè peraltro la circostanza per cui, contro tale successore, detta sentenza, pur se pronunciata in confronto del solo originario convenuto, abbia efficacia anche come titolo esecutivo, elimina l’attualità dell’interesse dell’attore ad agire contro l’originario convenuto. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22727.

 

La successione nel diritto controverso non determina una questione di legittimazione attiva o di “legitimatio ad processum”, ma una questione di merito, attinente alla titolarità del diritto, da esaminare con la decisione sulla fondatezza della domanda, e non anticipatamente in funzione preclusiva degli atti d’impulso volti a riattivare il processo interrotto; pertanto, il giudice deve dare seguito all’istanza di riassunzione proposta da chi si afferma successore a titolo particolare nel diritto della parte processuale estinta, impregiudicato l’accertamento dell’effettiva spettanza del diritto medesimo all’esito della valutazione della prova dell’allegata successione. Cass. 16 marzo 2012, n. 4208.

 

 

Testamento avvocato bologna, impugnazione testamento ,causa eredita’ avvocato successioni Bologna , studio avvocati Bologna La sentenza si apprezza, innanzitutto, per la sua coerenza sistematica. Coerenza che impone al giudicante di percorrere in modo ordinato un iter argomentativo che deve necessariamente partire dalla riconduzione del fatto nell’alveo della fattispecie astratta di riferimento, muovendosi attraverso i binari tracciati dalle norme. Ciò consente, nella specie, di evitare la sovrapposizione, e la conseguente contaminazione, di ambiti di disciplina differenti quali sono quelli che si riferiscono alla natura e all’efficacia del negozio testamentario rispetto a quelli relativi alla disciplina delle prove e alla speciale valenza riconosciuta alla prova documentale. In questo senso la questione dell’assunta falsità si pone certamente sul piano della “morfologia” e dunque dell’efficacia del testamento. La mancanza di olografia si traduce, infatti, in un vizio di forma richiesta ad substantiam determinante la nullità o addirittura l’inesistenza del negozio. Il testamento è invocato in giudizio come negozio e non come mero documento attestante le circostanze oggetto di prova che il giudice dovrà vagliare. La sua qualificazione in termini di scrittura privata non ha alcun rilievo, almeno nei giudizi in cui si discute della sua efficacia a valere quale titolo di trasferimento dei diritti e a qualificare il pretendente erede.

 

Nel solco della giurisprudenza favorevole allo strumento processuale della verificazione, dunque, non si esclude tout court il ricorso alla querela di falso, riconoscendone la alternatività, o meglio la diversa funzione, degli strumenti processuali[5], ma si sottolinea la ininfluenza sull’onere probatorio della posizione processuale assunta dalle parti stesse in quanto esso onere ricadrebbe sempre sulla parte che dal testamento voglia trarre giovamento e che a tal fine propone l’istanza di verificazione, salva la diversa opzione eletta dalla controparte di promuovere la querela di falso[6].

Anche in tempi più recenti la giurisprudenza[7] ha confermato che, essendo la querela di falso ed il disconoscimento/verificazione istituti preordinati a finalità diverse, il testamento olografo non perderebbe la sua natura di scrittura privata per il fatto di dover rispondere ai requisiti di forma imposti dalla legge, siccome esso trae la sua efficacia dal riconoscimento, espresso o tacito, che compia il soggetto contro il quale la scrittura è prodotta: quest’ultimo, per impedire tale effetto e contestare l’intera scheda testamentaria deve proporre il disconoscimento, che comporta a carico della controparte l’onere di dimostrare, in contrario, che la scrittura non è stata contraffatta e proviene effettivamente dal suo autore apparente.

 

 

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