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TEST PATERNITA’ CASSAZIONE AVVOCATO DIRITTO DI FAMIGLIA BOLOGNA

 

 

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Padre  conserva piena facoltà di determinazione in merito all’assoggettamento o meno ai prelievi,

il giudice potrà liberamente valutare il rifiuto del padre di sottoporsi al test del DNA, ex art. 116, secondo comma, c.p.c. “anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti, non derivando da ciò né una restrizione della libertà personale del preteso padre, che conserva piena facoltà di determinazione in merito all’assoggettamento o meno ai prelievi, né una violazione del diritto alla riservatezza, essendo rivolto l’uso dei dati nell’ambito del giudizio solo a fini di giustizia, mentre il sanitario, chiamato a compiere l’accertamento, è tenuto al segreto professionale ed al rispetto dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali“.

anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti, non derivando da ciò nè una restrizione della libertà personale del preteso padre, che conserva piena facoltà di determinazione in merito all’assoggettamento o meno ai prelievi, nè una violazione del diritto alla riservatezza, essendo rivolto l’uso dei dati nell’ambito del giudizio solo a fini di giustizia, mentre il sanitario, chiamato a compiere l’accertamento, è tenuto al segreto professionale ed al rispetto dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali (Sez. 1, Sentenza n. 11223 del 21/05/2014). Dunque, nel giudizio promosso per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, la prova della fondatezza della domanda può trarsi anche unicamente dal comportamento processuale delle parti, da valutarsi globalmente, tenendo conto delle dichiarazioni della madre naturale e della portata delle difese del convenuto. Pertanto, non sussistendo un ordine gerarchico delle prove riguardanti l’accertamento giudiziale della paternità e maternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici, considerando il contesto sociale e la eventuale maggiore difficoltà di riscontri oggettivi alle dichiarazioni della madre, può essere liberamente valutato dal giudice, ai sensi dell’art. 116 c.p.c. , comma 2, anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti (Sez. 1, Sentenza n. 12971 del 24/07/2012; Sez. 1, Sentenza n. 6025 del 25/03/2015).

D’altra parte, l’inidoneità, sancita dall’ultimo comma dell’art. 269 cod. civ. , della sola dichiarazione della madre a costituire prova della paternità stessa, non è assimilabile al divieto assoluto di utilizzazione di simili dichiarazioni, non potendosi escludere, coerentemente con il disposto dell’art. 116 c.p.c. , comma 2, che il giudice possa utilizzarle, come argomento di prova, al pari di tutti gli altri comportamenti tenuti dalle parti medesime in corso di giudizio, coniugandone il contenuto con altri simili argomenti, così da fondare, sul risultato complessivamente ottenuto in tal guisa, il proprio legittimo convincimento (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 18224 del 22/08/2006).

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI NON INFORMA DELLA GRAVIDANZA UNA DONNA CHE AVEVA RELAZIONE CON UOMO SPOSATO Suprema Corte di Cassazione Sezione III Civile Sentenza 14 marzo – 17 luglio 2014, n. 16401 Presidente Amatucci – Relatore Rossetti Svolgimento del processo

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI
responsabilità medica danno responsabilità medica prescrizione danno da responsabilità medica risarcimento danno responsabilità medica danno biologico responsabilità medica danno differenziale responsabilità medica calcolo danno responsabilità medica danno da responsabilità medica prescrizione danno patrimoniale responsabilità medica danno esistenziale responsabilità medica danno biologico responsabilità medica tabelle responsabilità medica calcolo danno biologico danno biologico da responsabilità medica responsabilità medica e danno biologico danno biologico per responsabilità medica responsabilità medica contrattuale e danno biologico atto di citazione risarcimento danno biologico responsabilità medica quantificazione danno biologico responsabilità medica liquidazione danno biologico responsabilità medica danno da responsabilità medica calcolo risarcimento danni responsabilità medica competenza territoriale criteri liquidazione danno responsabilità medica calcolo danno differenziale responsabilità medica calcolo danno morale responsabilità medica danno da responsabilità medica mediazione danno da morte responsabilità medica responsabilità medica e danno differenziale voci di danno responsabilità medica danno esistenziale da responsabilità medica responsabilità medica danno estetico responsabilità medica e danno risarcibile responsabilità medica e danno morale responsabilità medica e danno non patrimoniale danno emergente responsabilità medica danno erariale responsabilità medica responsabilità medica e danno responsabilità medica danno iatrogeno la responsabilità medica il danno risarcibile responsabilità medica liquidazione danno richiesta danni responsabilità medica modulo risarcimento danni responsabilità medica mediazione responsabilità medica danno morale maggior danno responsabilità medica responsabilità medica risarcimento danno morale danno morale nella responsabilità medica responsabilità medica danno non patrimoniale danno non patrimoniale da responsabilità medica danno non patrimoniale nella responsabilità medica responsabilità medica danno patrimoniale responsabilità medica danno parentale danno per responsabilità medica responsabilità medica prova del danno danno patrimoniale e responsabilità medica risarcimento del danno da responsabilità medica prescrizione risarcimento danni responsabilità medica quantificazione responsabilità medica quantificazione del danno risarcimento danno responsabilità medica prescrizione responsabilità medica danno riflesso risarcimento del danno responsabilità medica danno tanatologico responsabilità medica responsabilità medica voci di danno
NON INFORMA DELLA GRAVIDANZA UNA DONNA
CHE AVEVA RELAZIONE CON UOMO SPOSATO
Suprema Corte di Cassazione Sezione III Civile
Sentenza 14 marzo – 17 luglio 2014, n. 16401
Presidente Amatucci – Relatore Rossetti
Svolgimento del processo

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza, 21/12/2015, n. 25675

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7646/2014 proposto da:

L.F. S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MAGLIANO SABINA 24, presso l’avvocato LUIGI PETTINARI, rappresentato e difeso dagli avvocati LUCCHETTI ALBERTO, FRANCESCA PAOLETTI, ALESSANDRO LUCCHETTI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.P., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE DON G. MINZONI 9, presso l’avvocato LUPONIO SAMANTHA, rappresentata e difesa dall’avvocato DE CURTIS NICOLA, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 457/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata il 30/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 25/11/2015 dal Consigliere Dott. ANTONIO DIDONE;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato E. LUPONIO, con delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1.- Con la sentenza impugnata (depositata il 30.7.2013) la Corte di appello di Ancona, in riforma della decisione del tribunale, ha accolto la domanda di riconoscimento di paternità proposta da P.P. nei confronti di L.F. S..

La corte di merito ha ritenuto sufficiente la prova della paternità alla luce delle dichiarazioni scritte della madre dell’attrice e dell’ingiustificato rifiuto del convenuto di sottoporsi all’esame del DNA. Il ritardo nella rivelazione della relazione extraconiugale da parte della madre (negativamente valorizzato dal tribunale) era invece giustificato dalla riprovazione di tali situazioni all’epoca della nascita dell’attrice (1961). Contro la sentenza di appello il L.F. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

Resiste con controricorso P.P..

Nel termine di cui all’art. 378 c.p.c. , parte ricorrente ha depositato memoria.

2.1.- Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge – rilevante ex art. 360 c.p.c. – in relazione all’art. 30 Cost. , art. 269 c.c. , comma 4, e artt. 2697, 2702 e 2729 c.c. , nonchè art. 116 c.p.c. , comma 2, e art. 214 c.p.c. – nella parte in cui la Corte d’Appello, attribuendo valore probatorio alla sola dichiarazione autografa asseritamente proveniente dalla madre dell’attrice, riteneva “ingiustificato” il rifiuto del Sig. L.F. di sottoporsi all’indagine ematologica sul DNA e conseguentemente riteneva fondata la domanda di dichiarazione giudiziale di paternità promossa dalla sig.ra P..

Deduce, in sintesi, la piena legittimità del rifiuto di sottoporsi alla prova del DNA. Alla luce del quadro probatorio in atti, il rifiuto del ricorrente di sottoporsi all’accertamento ematico non può costituire un elemento a sostegno della fondatezza della domanda avversaria, proprio per la mancanza di qualsivoglia elemento a sostegno del preteso rapporto di filiazione.

2.2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia “Insufficiente motivazione – rilevante ex art. 360 c.p.c. , n. 5 – in ordine al carattere di gravità, precisione e concordanza attribuita agli indizi a sfavore del L.F. , senza, al contrario, valutare la grave carenza dell’impianto probatorio fornito dalla parte appellante”.

3.- Osserva la Corte che le censure formulate dal ricorrente – esaminabili congiuntamente – là dove non sono inammissibili, sono infondate.

Va innanzitutto evidenziato che il secondo motivo è inammissibile perchè nel vigore del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5), introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83 , convertito con modifiche nella L. 7 agosto 2012, n. 134 (applicabile ratione temporis), non è più configurabile il vizio di contraddittoria motivazione della sentenza, atteso che la norma suddetta attribuisce rilievo solo all’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti.

Anche il primo motivo, nella parte in cui censura il valore probatorio della scrittura proveniente dalla madre della resistente, è inammissibile.

Invero, la contestazione della dichiarazione scritta della madre non risulta dedotta in sede di merito. La sentenza della corte di merito non ne parla e il ricorrente non deduce quando e come aveva sollevato la questione dinanzi ai giudici del merito.

La controricorrente chiarisce che il ricorrente era rimasto contumace e solo costituendosi all’udienza di precisazione delle conclusioni aveva tardivamente “disconosciuto” la scrittura, in realtà proveniente da un terzo (la madre).

Nel resto, le censure sono infondate perchè la corte territoriale ha correttamente applicato il principio per il quale nel giudizio promosso per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici può essere liberamente valutato dal giudice, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, cod. proc. civ. , anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti, non derivando da ciò nè una restrizione della libertà personale del preteso padre, che conserva piena facoltà di determinazione in merito all’assoggettamento o meno ai prelievi, nè una violazione del diritto alla riservatezza, essendo rivolto l’uso dei dati nell’ambito del giudizio solo a fini di giustizia, mentre il sanitario, chiamato a compiere l’accertamento, è tenuto al segreto professionale ed al rispetto dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali (Sez. 1, Sentenza n. 11223 del 21/05/2014). Dunque, nel giudizio promosso per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, la prova della fondatezza della domanda può trarsi anche unicamente dal comportamento processuale delle parti, da valutarsi globalmente, tenendo conto delle dichiarazioni della madre naturale e della portata delle difese del convenuto. Pertanto, non sussistendo un ordine gerarchico delle prove riguardanti l’accertamento giudiziale della paternità e maternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici, considerando il contesto sociale e la eventuale maggiore difficoltà di riscontri oggettivi alle dichiarazioni della madre, può essere liberamente valutato dal giudice, ai sensi dell’art. 116 c.p.c. , comma 2, anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti (Sez. 1, Sentenza n. 12971 del 24/07/2012; Sez. 1, Sentenza n. 6025 del 25/03/2015).

D’altra parte, l’inidoneità, sancita dall’ultimo comma dell’art. 269 cod. civ. , della sola dichiarazione della madre a costituire prova della paternità stessa, non è assimilabile al divieto assoluto di utilizzazione di simili dichiarazioni, non potendosi escludere, coerentemente con il disposto dell’art. 116 c.p.c. , comma 2, che il giudice possa utilizzarle, come argomento di prova, al pari di tutti gli altri comportamenti tenuti dalle parti medesime in corso di giudizio, coniugandone il contenuto con altri simili argomenti, così da fondare, sul risultato complessivamente ottenuto in tal guisa, il proprio legittimo convincimento (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 18224 del 22/08/2006).

Il ricorso, dunque, deve essere rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità – liquidate in dispositivo – seguono la soccombenza.

La circostanza che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dare atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi delle parti a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 25 novembre 2015.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2015

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