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MALASANITA’ Sei stato vittima di un errore medico?

DI AVVOCATO MALASANITA’ FORLI CESENA BOLOGNA

 ADENAROTEMPO

MALASANITA’ BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA DOMANDE E RISPOSTE

1)DOMANDA come denunciare un caso di malasanità ?

 

RISPOSTA Facendo le richieste danno con raccomandata con ricevuta di ritorno al medico e struttura competente, o all’ausl competente

 

2)DOMANDChe cos’è la colpa medica?

 

RISPOSTA

trattazione dovrà quindi farsi riferimento a tre fondamentali tipi della problematica responsabilità medica:

  1. responsabilità contrattuale
  2. responsabilità extracontrattuale
  3. tertium genus: responsabilità da contatto sociale.

 

 

L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”.

 

L’adesione al modello di responsabilità ex articolo 2043 cod. civ. ha anche, come effetto, quello di ridurre i tempi di prescrizione: non più dieci anni ma cinque. Potendosi in astratto, ritenere dunque che l’articolo 3 in esame rappresenti la scelta verso un modello di responsabilità diverso da quello sposato dalla giurisprudenza prevalente, occorre allora interrogarsi circa la proponibilità di una scelta interpretativa del genere … così rintracciate le conseguenze che la legge 189/2012 ha sul sistema della responsabilità sanitaria … anche seguendo questo percorso di ragionamento, ovviamente la previsione di nuovo conio riguarda solo le ipotesi in cui manchi un rapporto contrattuale diretto tra paziente danneggiato e sanitario oppure un rapporto contrattuale atipico di spedalità

 

3)DOMANDA Errore medico: come tutelarti?

 

 

RISPOSTA Rivolgendosi a un avvocato esperto ,che ti inviera’ da valido medico legale

4)DOMANDA Errore medico: il risarcimento per danno biologico cosa è?

 

RISPOSTA: Secondo l’art. 13, c. 1 del D.Lgs. n. 38/2000 il danno biologico è definito come la lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il risarcimento sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.

 

5)DOMANDA  quali tempi per denuncia malasanità?

 

RISPOSTA:  con la riforma Gelli, entrata in vigore dal 1 aprile 2017, si hanno 10 anni di tempo per la prescrizione di un danno  nei confronti della struttura ospedaliera e 5 anni per  il medico che opera all’interno della struttura sanitaria stessa

 

6)DOMANDA denuncia per malasanità prescrizione tempi?

                           

RISPOSTA con la riforma Gelli, entrata in vigore dal 1 aprile 2017, si hanno 10 anni di tempo per la prescrizione di un danno  nei confronti della struttura ospedaliera e 5 anni per  il medico che opera all’interno della struttura sanitaria stessa

 

Secondo l’art. 13, c. 1 del D.Lgs. n. 38/2000 il danno biologico è definito come la lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il risarcimento sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del.

 

 

7) DOMANDA Come si calcola un danno da malasanita’ ?

 

risposta :Viene calcolato come danno biologico secondo le tabelle dei tribunali, quello invece che occorre aver ecome dato è una valutazione medico legale che oltre che individuare la responsabilità medica indichi la percentuale di danno biologico

  

 

Risposta : Il danno morale rientra nella categoria di danno non patrimoniale, è risarcibile a prescindere dalle ripercussioni sulla capacità di produrre reddito del danneggiato e non è necessario aver subito un reato penale per aver diritto al risarcimento.

8) domanda da cosa puo’ derivare la responsabilità medica

  • risposta : da una diagnosi sbagliata;
  • da una diagnosi ritardata(se il ritardo complica o pregiudica le condizioni di salute del paziente);
  • da una omessa effettuazione di esamiche avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente;
  • da un intervento chirurgicoeseguito in modo errato;
  • da una cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.

9) DOMANDA  cosa occorre provare per responsabilità medica?

  1. RISPOSTA : a) per l’insuccesso di interventi e prestazioni routinari, il medico risponde anche se versa soltanto in colpa lieve;

    b) per l’insuccesso di interventi e prestazioni non routinari, il medico risponde solo se versa in colpa grave;

  2. c) per l’insuccesso di interventi e prestazioni non routinari, il medico risponde anche se versa soltanto in colpa lieve, qualora la colpa sia consistita in negligenza od imprudenza.

  • Negligenza(contrario della diligenza), sta ad indicare una condotta caratterizza­ta da trascuratezza ovvero superficialità od ancora disattenzione e distrazione.

    Superficiale si rivelerà quel medico che incorrerà in errore per non aver approfondito un dato anamnestico;

  • Imprudenza(contrario della prudenza), si riferisce ad una condotta improntata ad avventatezza e si concretizza, in particolare, quando pur conoscendo i rischi che si corrono si decide comunque di procedere oltre i limiti del lecito

  • Imperizia(contrario della perizia), consiste nella scarsa preparazione professio­nale quale deriva da insufficienti conoscenze tecniche ovvero da un inadeguato baga­glio di esperienza specifica od ancora da un difetto di capacità.

10) domanda: quando il medico è responsabile?

 RISPOSTA Nell’esercizio della sua professione il medico può incorrere in varie specie di responsabilità, penale, civile e disciplinare, che conseguono a:

1) inosservanza degli obblighi o violazione dei divieti imposti al medico dalle leggi e dai regolamenti che disciplinano l’esercizio della professione;

2) trasgressione dei doveri di ufficio o di servizio inerenti al rapporto di impiego subordinato da enti pubblici o privati;

3) inadempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto di prestazione d’opera nei confronti del cliente privato;

4) errata applicazione delle regole diagnostico-terapeutiche da cui derivi un danno al paziente (lesione personale o morte).

 

11) domanda: sai che è fondamentale la perizia medica che stabilisca il nesso causale ?

Sei stato vittima di un errore medico?

La legge Italiana tutela il diritto alla salute.
La pratica e la realtà non sempre ci riescono.

 

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AAVVOCATO MALASANITA' SCRITTA

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E’ noto, altresì, che la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può tradursi, sul piano processuale, in un pregiudizio per il paziente (cfr. Cass. n. 1538/2010) e che è anzi consentito il ricorso alle presunzioni “in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato” (Cass. n. 11316/2003; cfr. Cass. n. 10060/2010); tali principi, che costituiscono espressione del criterio della vicinanza alla prova nel più ampio quadro della distribuzione degli oneri probatori, assumono speciale pregnanza in quanto sono destinati ad operare non soltanto ai fini della valutazione della condotta del sanitario (ossia dell’accertamento della colpa), ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la condotta medica e le conseguenze dannose subite dal paziente (cfr., oltre alle citate Cass. n. 11316/2003 e n. 10060/20109, anche Cass. n. 12218/2015).

 amedicomanettescritta

 

Suprema Corte di Cassazione

 

Sezione III Civile

 

Sentenza 11 gennaio – 31 marzo 2016, n. 6209

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE TERZA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

 

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

 

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

 

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

 

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

 

ha pronunciato la seguente:

AAVVOCATO MALASANITA' SCRITTA

SENTENZA

 

sul ricorso 17410-2013 proposto da:

 

M.P., (OMISSIS) in nome e per conto della figlia minore M.I., T.A. (OMISSIS), in proprio ed in nome e per conto della figlia minore M. I., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FREDIANI ERMENEGILDO 48, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO PROIETTI LUPI, rappresentati e difesi dall’avvocato MARINELLA ASEGLIO GIANINET giusta procura speciale del Dott. Notaio Raffaella POLI CAPPELLI, in TORINO 17/12/2015, REP. n. 20144;

 

– ricorrenti –

 

contro

 

GENERALI ITALIA SPA (già INA ASSITALIA SPA), in persona del suo legale rappresentante pro tempore n.q. avv. MATTEO MANDO’ elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio dell’avvocato MARCO VINCENTI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIER FRANCO GIGLIOTTI giusta procura speciale in calce al controricorso;

 

AZIENDA SANITARIA ASL TO (OMISSIS) (già ASL (OMISSIS) DI CIRIE’), in persona del Direttore Generale e legale rappresentante pro tempore Dott. BO. F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE REGINA MARGHERITA 294, presso lo studio dell’avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO MAJORINO giusta procura speciale in calce al controricorso;

amedicocuorescritta

– controricorrenti –

 

e contro

 

B.P., EREDI COLLETTIVAMENTE ED IMPERSONALMENTE DI F.G.;

 

– intimati –

 

avverso la sentenza n. 1655/2012 della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 18/10/2012, R.G.N. 1658/2009;

Paziente danno malasanita’ Bologna consenso informato Errore medico. Cassazione 10055/2011: il medico risponde per errata diagnosi e ha l'obbligo di informare il paziente. Consenso informato del medico

Paziente danno malasanita’ Bologna consenso informato Errore medico. Cassazione 10055/2011: il medico risponde per errata diagnosi e ha l’obbligo di informare il paziente. Consenso informato del medico

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/01/2016 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

 

udito l’Avvocato ASEGLIO GIANINET;

 

udito l’Avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI;

 

udito l’Avvocato MARCO VINCENTI;

 

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per l’accoglimento del 2 e 4 motivo p.q.r. assorbiti i restanti.

 

Svolgimento del processo

 

T.A. e M.P. agirono, in proprio e in qualità di genitori esercenti la potestà sui minori I. ed A., per il risarcimento dei danni conseguiti alle lesioni subite dalla figlia I. in occasione del parto, avvenuto presso l’Ospedale Civile di (OMISSIS), che erano esitate in tetraparesi e grave insufficienza mentale causate da asfissia perinatale.

 

A tal fine, convennero in giudizio la A.S.L. n. (OMISSIS) di Ciriè e i medici B.P.G. e F.G., che resistettero alla domanda; al giudizio partecipò anche l’Assitalia s.p.a., chiamata in causa dalla A.S.L. per l’eventuale manleva.

 

Il Tribunale di Torino rigettò la domanda, con sentenza che è stata confermata dalla Corte di Appello.

 

Ricorrono per cassazione la T. ed il M., sia in proprio che in nome e per conto della figlia minore I., affidandosi a sei motivi; resistono, con distinti controricorsi, la A.S.L. TO (OMISSIS) (già A.S.L. n. (OMISSIS) di Ciriè) e la Generali Italia s.p.a. (già INA-Assitalia), mentre gli altri intimati non svolgono attività difensiva.

 

Motivi della decisione

 

  1. Premesso che gli attori avevano prospettato la responsabilità dei sanitari e della struttura ospedaliera per non aver prestato alla T. un’adeguata assistenza al parto e per non avere assicurato alla bambina un idoneo trattamento post-natale, la Corte di Appello ha ritenuto che non potesse ascriversi a responsabilità dei sanitari la mancata effettuazione del tracciato cardiotocografico in luogo della mera auscultazione del battito cardiaco fetale (giacchè le condizioni della T. non ne comportavano la necessità e, comunque, il tracciato di controllo non avrebbe potuto rilevare la presenza dell’asfissia) ed ha parimenti affermato che “la fase post- natale fu gestita con corretta predisposizione di diagnosi e terapie nel momento in cui si evidenziò il peggioramento della bambina”, rilevando altresì che “il trasferimento al reparto di rianimazione fu disposto con tempistica ragionevole, nè un suo anticipo avrebbe condotto a risultati terapeutici migliori”; ha concluso, pertanto, che non poteva ravvisarsi “la sussistenza di nesso di causalità tra attività posta in essere dai sanitari e quanto ebbe a verificarsi in danno della neonata”.

 

Quanto alla “posizione della struttura ospedaliera” e al “profilo di mancanza di consenso in ordine alla presenza nella stessa di strutture idonee ad intervenire per ogni emergenza che si fosse verificata dopo il parto”, la Corte ha osservato che la T. non aveva provato che, ove fosse stata messa a conoscenza dei limiti strutturali dell’Ospedale di (OMISSIS), non vi si sarebbe recata.

 

  1. Col primo motivo, i ricorrenti deducono la violazione degli artt. 1218 e 2697 c.c. e si dolgono che la Corte abbia applicato ad una causa civile i criteri di accertamento del nesso di causa elaborati da questa Corte per il processo penale (ossia il c.d. criterio Franzese) in luogo del criterio della preponderanza dell’evidenza pacificamente operante in ambito civile.

 

2.1. Il secondo motivo censura la sentenza – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – per “omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio”, individuato nel fatto che vi erano stati “vuoti temporali” e “carenze nella tenuta della cartella clinica”, tutti ampiamente evidenziati anche in sede di appello.

 

2.2. Col terzo motivo (che prospetta la violazione delle “regole di governo dell’onere della prova”, in relazione all’art. 2697 c.c. e art. 116 c.p.c.), i ricorrenti rilevano che la c.t.u., in quanto meramente deducente, non costituiva fonte oggettiva di prova ed evidenziano come i convenuti non avessero fornito la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento, dolendosi pertanto che la Corte abbia fatto gravare sulla parte attrice l’onere della prova di fatti clinici che avrebbe dovuto ricadere sulle parti convenute.

 

2.3. Il quarto motivo (che prospetta la violazione di norme di diritto individuate negli artt. 1218 e 2697 c.c. e nell’art. 116 c.p.c.) censura ulteriormente la sentenza per essere “basata unicamente sulle risultanze della consulenza tecnica che ha definito corretto il comportamento dei medici, una consulenza deducente carente, illogica e contraddittoria”, in difetto di prova che i convenuti avessero fatto tutto il possibile per adempiere correttamente la loro obbligazione. In particolare, i ricorrenti evidenziano che, nonostante le difficoltà presentate alla nascita (con un indice APGAR che era salito da 4 a 7 solo a seguito di stimolazione manuale e di somministrazione di ossigeno), la neonata era stata “di fatto abbandonata a se stessa per sei ore”, ossia per l’intervallo (compreso tra le 3,00 e le 9,00 del mattino del 2.12.1996) in relazione al quale non risultavano effettuate annotazioni in cartella clinica, e stessi”, circa il fatto che la neonata non fosse stata lasciata priva di assistenza e che nelle sei ore non avesse avuto problemi.

 

2.4. Col quinto motivo (che deduce la violazione degli artt. 87, 194 e 201 c.p.c.), i ricorrenti si dolgono della mancata rinnovazione della C.T.U., che era stata chiesta con l’atto di appello sul rilievo che i consulenti d’ufficio nominati in primo grado non avevano assicurato il contraddittorio tecnico.

 

2.5. L’ultimo motivo (che prospetta la violazione degli artt. 1176 e 1218 c.c.) censura la sentenza nella parte in cui ha ritenuto infondato il profilo di appello relativo alla mancanza di informazione circa la carenza di attrezzature capaci di fronteggiare ogni possibile emergenza successiva al parto.

 

  1. Il ricorso è fondato – per quanto di ragione – in relazione ai motivi secondo, terzo e quarto.

 

E’ noto che -secondo i principi che governano la responsabilità contrattuale- la struttura e i sanitari che siano convenuti in giudizio per ipotesi di malpractice sono tenuti a fornire la prova liberatoria richiesta dall’art. 1218 c.c., con la conseguenza che il mancato raggiungimento di tale prova (compreso il mero dubbio sull’esattezza dell’adempimento) non può che ricadere a loro carico.

 

E’ noto, altresì, che la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può tradursi, sul piano processuale, in un pregiudizio per il paziente (cfr. Cass. n. 1538/2010) e che è anzi consentito il ricorso alle presunzioni “in ogni caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato” (Cass. n. 11316/2003; cfr. Cass. n. 10060/2010); tali principi, che costituiscono espressione del criterio della vicinanza alla prova nel più ampio quadro della distribuzione degli oneri probatori, assumono speciale pregnanza in quanto sono destinati ad operare non soltanto ai fini della valutazione della condotta del sanitario (ossia dell’accertamento della colpa), ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la condotta medica e le conseguenze dannose subite dal paziente (cfr., oltre alle citate Cass. n. 11316/2003 e n. 10060/20109, anche Cass. n. 12218/2015).

 

Va inoltre considerato -in fatto- che non può dubitarsi (e non hanno mostrato di dubitarne nè i consulenti d’ufficio, nè la Corte di Appello che ha aderito alle loro conclusioni) che, nel caso in esame, le difficoltà presentate dalla neonata al momento del parto comportassero la necessità di un attento monitoraggio post-natale, al fine di cogliere tempestivamente eventuali peggioramenti delle condizioni e di assicurare un immediato intervento.

 

Tanto premesso, deve ritenersi che la Corte abbia errato laddove, a fronte di un vuoto di ben sei ore nelle annotazioni della cartella clinica, ha ritenuto di condividere l’ipotesi -formulata dai consulenti d’ufficio- che la neonata non potesse essere stata lasciata senza assistenza e non “avesse avuto problemi, anche perchè al mattino le condizioni cliniche erano stabili”.

 

Tali conclusioni meritano censura sia sotto il profilo del vizio motivazionale (anche nei ristretti termini in cui esso assume rilevanza ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., n. 5) che sotto quello della violazione dei criteri di distribuzione dell’onere della prova, alla luce della pacifica carenza di annotazioni nella cartella clinica.

 

Non può sfuggire, infatti, l’irriducibile antinomia esistente fra la constatazione della carenza delle annotazioni e l’affermazione della plausibilità dell’ipotesi che -ciononostante- la neonata fosse stata ben monitorata: si tratta, infatti, di una conclusione che è contraria alle effettive risultanze documentali e che viola il criterio secondo cui l’imperfetta compilazione della cartella clinica non può tradursi in uno svantaggio processuale per il paziente (anzichè per la parte cui il difetto di annotazione è imputabile), traducendosi in un inammissibile vulnus al criterio che onera la parte convenuta della prova liberatoria in merito all’esattezza del proprio adempimento.

 

Considerato che l’errore ora censurato attiene ad un passaggio centrale del percorso argomentativo della decisione impugnata, deve disporsi la cassazione della sentenza (con assorbimento dei profili non esaminati) e il rinvio alla Corte di Appello, per il nuovo esame della controversia alla luce dei principi sopra richiamati e delle discrasie evidenziate.

 

  1. La Corte di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

 

P.Q.M.

 

la Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa e rinvia, anche per le spese di lite, alla Corte di Appello di Torino, in diversa composizione.

 

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2016.

 

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2016.

 

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» AVVOCATO PER SUCCESSIONE EREDI TESTAMENTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA SUCCESSIONE QUOTE SRL SUCCESSIONE LEGITTIMA CONIUGE Le partecipazioni sono liberamente trasferibili (1) per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo [2284, 2322, 2462, 2471, 2468]. Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento (2) di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473. In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato .

» RISOLVI ORA PORRETTA LIZZANO IN BELVEDERE VIDICIATICO GAGGIO MONTANO AVVOCATO MATRIMONIALISTA SEPARAZIONI E DIVORZI SEPARAZIONE DOMANDE E RISPOSTE DOMANDA ma separarsi è una cosa facile? RISPOSTA No, vi sono mille problematiche da risolvere! DOMANDA Quale sono le problematiche maggiori nella separazione? RISPOSTA :i figli la casa coniugale il mantenimento 1)DOMANDA quale differenza c’è tra separazione giudiziale e consensuale?

» MALASANITA’ FORLI SENTENZA TRIB FORLI’ INFEZIONE DANNO CASA DI CURA RISARCIMENTO Nella responsabilità medica, se invocata a titolo contrattuale sul presupposto di un rapporto contrattuale “da contatto” intercorso tra il paziente e il medico o la struttura sanitaria, l’onere probatorio per il paziente danneggiato consiste nella dimostrazione che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione oppure da un suo aggravamento fino a comportare una nuova patologia ovvero il decesso del paziente. Al contrario l’ente ospedaliero deve fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, con l’osservanza di tutte le regole di prevenzione ed igiene ed anche di aver adottato tutte le procedure, i protocolli e le linee guida idonei a fornire agli operatori sanitari le indicazioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione sanitaria e che gli esiti peggiorativi siano determinati da un esito imprevisto ed imprevedibile. Ai fini della determinazione del quantum risarcitorio, la legge 189/2012 non ha efficacia retroattiva. Ne consegue che per i fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale legge, l’importo è determinato facendo rifermento alla tabella in uso presso il Tribunale di Milano.

» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.

» RINUNCIA ALL’EREDITA’ QUANDO LA RINUNCIA E’ INEFFICACE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA

» RINUNCIA EREDITA’ BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO

» SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo.

» FORLI CESENA BOLOGNA CAUSE EREDITARIE AVVOCATO ESPERTO DOMANDA la delazione basta per acquisire la qualita’ di erede? No occorre anche l’accettazione

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