Il mio obiettivo? La tua soddisfazione!
CHIAMA SUBITO!!!

l Curatore che esercita a norma dell’art.146 L.Fall. l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita, nella quale confluiscono entrambe le azioni previste dal codice civile a favore della società e dei creditori sociali, può avvalersi sia del regime della sospensione della prescrizione di cui all’art.2941 n.7 cod.civ. concorsuali – Fallimento – Azione di responsabilità proposta dal curatore verso gli amministratori – Prescrizione – Decorrenza Svolgimento del processo Tali argomentazioni, peraltro non specificamente contestate in ricorso, meritano condivisione, considerando anche che -come questa Corte più volte ha avuto modo di affermare (cfr. ex multis: Sez.L n.21752/10; Sez. l n. 11843/07; S.U.n. 10955/02; S.U.n. 11720/1998)- l’elemento costitutivo della eccezione di prescrizione è la allegazione dell’inerzia del titolare del diritto fatto valere in giudizio e la manifestazione della volontà di profittare dell’effetto ad essa ricollegato dall’ordinamento, mentre la individuazione del termine applicabile o del momento iniziale o finale di questo costituisce questione di diritto che compete al giudice esaminare, previa attivazione del contraddittorio tra le parti (che, come detto, nella specie non è mancato). 2. Con il secondo motivo del ricorso principale, si censura, sotto il profilo della violazione degli artt.2394 e 2949 cod.civ. nonché sotto quello del vizio di motivazione, la statuizione in ordine alla decorrenza iniziale della prescrizione dell’azione di responsabilità nei confronti dei creditori sociali. Si sostiene che l’art.2394 cod.civ. dispone che l’azione può essere proposta quando il patrimonio sociale risulta insufficiente, cioè dal momento in cui tale insufficienza si sia manifestata e sia dunque conoscibile: ciò -ove si ritenga provato che l’insufficienza patrimoniale coincida con l’accertamento di perdite che hanno assorbito l’intero patrimonio sociale- non può comunque affermarsi fino a che il bilancio non è reso pubblico, il che nella specie è avvenuto il 29 maggio 1993, con la conseguenza che la notifica della citazione in data 11 maggio 1998 sarebbe avvenuta prima del compimento del termine quinquennale di prescrizione. CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 maggio 2013, n. 12065 Procedure concorsuali – Fallimento – Azione di responsabilità proposta dal curatore verso gli amministratori – Prescrizione – Decorrenza Svolgimento del processo La Curatela del Fallimento della s.r.l. T..-Tecnologie Elettriche ed elettroniche avanzate, dichiarato dal Tribunale di Napoli con sentenza del 28 maggio 1997, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli, in epigrafe indicata, che ha accolto l’appello proposto da G.P. (amministratore unico della società dal marzo 1990 al marzo 1993, e ritenuto amministratore di fatto nel periodo successivo) e di sua moglie A.R. avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Napoli aveva dichiarato la responsabilità del P. per violazione dei doveri inerenti alla carica, condannato il medesimo al risarcimento del danno liquidato in € 77.468,53 e revocato l’atto in data 2 dicembre 1993 con il quale egli aveva costituito con la R. in fondo patrimoniale le quote di sua pertinenza di un immobile e di alcuni beni mobili. La Corte napoletana ha rigettato l’azione di responsabilità esercitata dalla Curatela -e di conseguenza anche la domanda di revoca a norma dell’art.2901 cod.civ. della costituzione del fondo patrimoniale- ritenendo fondata l’eccezione di prescrizione sollevata dal P. e disattesa dal primo giudice. A tal riguardo, premesso che rettamente il Tribunale aveva tenuto conto della concorrenza nell’azione di responsabilità esercitata dal Curatore tanto dell’azione esercitabile dalla società a norma dell’art.2393 cod.civ. quanto di quella esercitabile dai creditori sociali a norma dell’art.2394 cod.civ. (entrambi nel testo previgente alla riforma), ha tuttavia ritenuto che, con riferimento ad entrambe le azioni, la notifica in data 6 maggio 1998 dell’atto di citazione in primo grado sia avvenuta oltre il termine quinquennale di prescrizione stabilito dall’art.2949 cod.civ. Ciò tenendo conto, da un lato, della cessazione dalla carica del P. nel marzo 1993 e dell’erroneo accertamento da parte del primo giudice della gestione di fatto della società da parte del medesimo anche dopo la nomina del nuovo amministratore, e, d’altro lato, dell’accertata insorgenza nel corso dell’esercizio 1992 della insufficienza del patrimonio sociale alla soddisfazione dei creditori della società, sì che la decorrenza iniziale del termine prescrizionale deve, al più tardi, collocarsi alla data del 31 dicembre 1992 di chiusura dell’esercizio con una perdita accertata in bilancio di lire 206 milioni su un capitale di lire 90 milioni. Al riguardo, ha ritenuto la Corte territoriale che l’art.2394 comma 2 cod.civ. deve interpretarsi nel senso, coerente anche con la norma generale dell’art.2935 cod.civ., che ciò che rileva ai fini della decorrenza iniziale della prescrizione è il dato obiettivo dell’insufficienza patrimoniale, non la sua conoscibilità da parte dei creditori sociali a seguito della pubblicazione del bilancio avvenuta in data 29 maggio 1993, in quanto dalla pubblicazione del bilancio non deriva la possibilità legale dell’esercizio del diritto ma solo un’impossibilità di fatto. Al ricorso resistono, con controricorso e ricorso incidentale in ordine alla compensazione delle spese, il P. e la R.. Il Fallimento ha depositato memoria illustrativa. Motivi della decisione I due ricorsi avverso la medesima sentenza debbono essere riuniti, a norma dell’art.335 cod.proc.civ. 1. Con il primo motivo del ricorso principale viene censurato, sotto il profilo della violazione dell’art.345 cod.proc.civ. in relazione all’art.360 n.4 cod.proc.civ., il rigetto della eccezione di inammissibilità della prospettazione in appello di un nuovo profilo della prescrizione: il Fallimento ribadisce che controparte aveva, nel costituirsi in primo grado, proposto l’eccezione di prescrizione esclusivamente con riguardo al decorso del termine dalla cessazione dalla carica di amministratore, e che solo in atto di appello ha, in violazione della norma richiamata, introdotto il diverso tema della decorrenza dal momento in cui si è manifestata la insufficienza patrimoniale. 1.1. La doglianza è priva di fondamento, in quanto non intercetta pienamente la ratio decidendi della statuizione impugnata. La Corte di merito: a) ha precisato che le questioni sulla decorrenza del termine prescrizionale in relazione alla responsabilità nei confronti dei creditori sociali (art.2394 comma 2 cod.civ.), e quindi sulla distinzione tra il fenomeno della insufficienza patrimoniale e quello della insolvenza della società, erano state introdotte nel dibattito processuale in primo grado dalla stessa Curatela (nell’atto di citazione, nelle note depositate ex art. 183 c.p.c. e nella comparsa conclusionale) ed erano state esaminate dal Tribunale nella sentenza appellata; b) ha quindi concluso che l’appellante, nel lamentare la erronea valutazione di tali circostanze da parte del tribunale, non ha allegato fatti nuovi precedentemente non esaminati, né ha violato il principio del contraddittorio sotteso all’art.345 cod.proc.civ. Tali argomentazioni, peraltro non specificamente contestate in ricorso, meritano condivisione, considerando anche che -come questa Corte più volte ha avuto modo di affermare (cfr. ex multis: Sez.L n.21752/10; Sez. l n. 11843/07; S.U.n. 10955/02; S.U.n. 11720/1998)- l’elemento costitutivo della eccezione di prescrizione è la allegazione dell’inerzia del titolare del diritto fatto valere in giudizio e la manifestazione della volontà di profittare dell’effetto ad essa ricollegato dall’ordinamento, mentre la individuazione del termine applicabile o del momento iniziale o finale di questo costituisce questione di diritto che compete al giudice esaminare, previa attivazione del contraddittorio tra le parti (che, come detto, nella specie non è mancato). 2. Con il secondo motivo del ricorso principale, si censura, sotto il profilo della violazione degli artt.2394 e 2949 cod.civ. nonché sotto quello del vizio di motivazione, la statuizione in ordine alla decorrenza iniziale della prescrizione dell’azione di responsabilità nei confronti dei creditori sociali. Si sostiene che l’art.2394 cod.civ. dispone che l’azione può essere proposta quando il patrimonio sociale risulta insufficiente, cioè dal momento in cui tale insufficienza si sia manifestata e sia dunque conoscibile: ciò -ove si ritenga provato che l’insufficienza patrimoniale coincida con l’accertamento di perdite che hanno assorbito l’intero patrimonio sociale- non può comunque affermarsi fino a che il bilancio non è reso pubblico, il che nella specie è avvenuto il 29 maggio 1993, con la conseguenza che la notifica della citazione in data 11 maggio 1998 sarebbe avvenuta prima del compimento del termine quinquennale di prescrizione. 2.1. Il motivo è fondato. Il Curatore che esercita a norma dell’art.146 L.Fall. l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita, nella quale confluiscono entrambe le azioni previste dal codice civile a favore della società e dei creditori sociali, può avvalersi sia del regime della sospensione della prescrizione di cui all’art.2941 n.7 cod.civ. (che, come precisato dall’art.2393 nel testo modificato dalla riforma del 2003, successiva peraltro ai fatti qui in discussione, comporta la decorrenza della prescrizione dell’azione sociale dalla cessazione dell’esercizio delle funzioni amministrative) sia del regime della prescrizione dell’azione dei creditori sociali, la cui decorrenza è stabilita dall’art.2394 comma 2 cod.civ. nel momento in cui “il patrimonio sociale risulta insufficiente al pagamento dei loro crediti”. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, la presunzione relativa che tale momento coincida con la data di dichiarazione dello stato di insolvenza della società (nella specie emessa circa un anno prima dell’esercizio dell’azione in esame) può essere vinta dal convenuto il quale eccepisca la prescrizione deducendo una (per lui più favorevole) decorrenza anteriore, assumendo quindi su di sé l’onere della prova relativa (cfr.ex multis: n.5287/98; n.15074/00; n.9815/02; n.941/05; n.20476/08; n. 17121/10). Egli ha dunque, in tal caso, l’onere di dimostrare il momento in cui l’eccedenza delle passività sulle attività si sia manifestata, cioè resa oggettivamente conoscibile all’esterno della società stessa da parte di tutti i suoi creditori: in tal senso viene diffusamente interpretata, non solo dalla giurisprudenza richiamata ma anche da autorevole dottrina, l’espressione “risulta” contenuta nell’art.2394 comma 2 cod.civ., della quale non sfugge il chiaro riferimento ad un dato di fatto ulteriore rispetto alla sola verificazione della insufficienza patrimoniale, che è appunto la sua oggettiva conoscibilità da parte dei terzi. Ne deriva che ove -come nella specie si desume dalla sentenza impugnata e dal ricorso del P. (cfr.pag.17)- sia incontroverso tra le parti che l’insufficienza patrimoniale si sia verificata per le perdite maturate nel corso dell’esercizio sociale chiuso al 31.12.1992 (pur non essendo tale insufficienza situazione immediatamente coincidente né con la perdita del capitale sociale né con lo stato di insolvenza -cfr.Cass.n.5287/98; n.941/05; n.20476/08-) e che di essa fosse possibile per ogni creditore avere cognizione con l’esame del bilancio di tale esercizio, la decorrenza della prescrizione non può farsi coincidere con la data del 31.12.1992 per il fatto solo che ad essa fa riferimento la rilevazione dei dati contenuta nel documento di bilancio, dovendo invece tenersi conto della data in cui il bilancio è stato pubblicato, cioè reso conoscibile ai terzi a norma dell’art.2435 cod.civ., nel Registro delle imprese istituito presso la Camera di Commercio competente ex art. 8 legge n.580/1993. La contraria opinione espressa dalla Corte territoriale -secondo la quale la non conoscibilità del bilancio da parte dei terzi creditori opererebbe solo quale impedimento di fatto, alla stessa stregua della soggettiva ignoranza della possibilità di esercizio del diritto- non sembra tener conto della inequivoca indicazione normativa fornita dall’art.2392 comma 2 (nel senso sopra esposto), che vale anche a definire l’applicazione, nell’ambito speciale di rapporti che tale norma è destinata a regolare, della norma generale contenuta nell’art.2935 cod.civ., dando specifico rilievo alla possibilità di conoscere la situazione di fatto dalla quale deriva il diritto dei creditori di agire. 3. Si impone pertanto la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, restando in tale pronuncia assorbito il terzo motivo del ricorso principale e l’unico motivo del ricorso incidentale, riguardante il regolamento delle spese espresso nella sentenza stessa. La causa deve essere conseguemente rinviata alla Corte d’appello di Napoli, che in diversa composizione procederà ad un nuovo esame delle cause riunite (anche con riguardo alle altre questioni non esaminate in quanto assorbite) regolando anche le spese di questo giudizio di cassazione. P.Q.M. Riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, dichiara assorbito l’incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di cassazione.

Procedure concorsuali – Fallimento – Azione di responsabilità proposta dal curatore verso gli amministratori – Prescrizione – Decorrenza

Svolgimento del processo

 AFOTODANNOSCRITTOSOLDI

Tali argomentazioni, peraltro non specificamente contestate in ricorso, meritano condivisione, considerando anche che -come questa Corte più volte ha avuto modo di affermare (cfr. ex multis: Sez.L n.21752/10; Sez. l n. 11843/07; S.U.n. 10955/02; S.U.n. 11720/1998)- l’elemento costitutivo della eccezione di prescrizione è la allegazione dell’inerzia del titolare del diritto fatto valere in giudizio e la manifestazione della volontà di profittare dell’effetto ad essa ricollegato dall’ordinamento, mentre la individuazione del termine applicabile o del momento iniziale o finale di questo costituisce questione di diritto che compete al giudice esaminare, previa attivazione del contraddittorio tra le parti (che, come detto, nella specie non è mancato).

  1. Con il secondo motivo del ricorso principale, si censura, sotto il profilo della violazione degli artt.2394 e 2949 cod.civ. nonché sotto quello del vizio di motivazione, la statuizione in ordine alla decorrenza iniziale della prescrizione dell’azione di responsabilità nei confronti dei creditori sociali.

Si sostiene che l’art.2394 cod.civ. dispone che l’azione può essere proposta quando il patrimonio sociale risulta insufficiente, cioè dal momento in cui tale insufficienza si sia manifestata e sia dunque conoscibile: ciò -ove si ritenga provato che l’insufficienza patrimoniale coincida con l’accertamento di perdite che hanno assorbito l’intero patrimonio sociale- non può comunque affermarsi fino a che il bilancio non è reso pubblico, il che nella specie è avvenuto il 29 maggio 1993, con la conseguenza che la notifica della citazione in data 11 maggio 1998 sarebbe avvenuta prima del compimento del termine quinquennale di prescrizione.

 chiama-adesso 4

 

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 17 maggio 2013, n. 12065

Procedure concorsuali – Fallimento – Azione di responsabilità proposta dal curatore verso gli amministratori – Prescrizione – Decorrenza

Svolgimento del processo

La Curatela del Fallimento della s.r.l. T..-Tecnologie Elettriche ed elettroniche avanzate, dichiarato dal Tribunale di Napoli con sentenza del 28 maggio 1997, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli, in epigrafe indicata, che ha accolto l’appello proposto da G.P. (amministratore unico della società dal marzo 1990 al marzo 1993, e ritenuto amministratore di fatto nel periodo successivo) e di sua moglie A.R. avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Napoli aveva dichiarato la responsabilità del P. per violazione dei doveri inerenti alla carica, condannato il medesimo al risarcimento del danno liquidato in € 77.468,53 e revocato l’atto in data 2 dicembre 1993 con il quale egli aveva costituito con la R. in fondo patrimoniale le quote di sua pertinenza di un immobile e di alcuni beni mobili. La Corte napoletana ha rigettato l’azione di responsabilità esercitata dalla Curatela -e di conseguenza anche la domanda di revoca a norma dell’art.2901 cod.civ. della costituzione del fondo patrimoniale- ritenendo fondata l’eccezione di prescrizione sollevata dal P. e disattesa dal primo giudice. A tal riguardo, premesso che rettamente il Tribunale aveva tenuto conto della concorrenza nell’azione di responsabilità esercitata dal Curatore tanto dell’azione esercitabile dalla società a norma dell’art.2393 cod.civ. quanto di quella esercitabile dai creditori sociali a norma dell’art.2394 cod.civ. (entrambi nel testo previgente alla riforma), ha tuttavia ritenuto che, con riferimento ad entrambe le azioni, la notifica in data 6 maggio 1998 dell’atto di citazione in primo grado sia avvenuta oltre il termine quinquennale di prescrizione stabilito dall’art.2949 cod.civ.

Ciò tenendo conto, da un lato, della cessazione dalla carica del P. nel marzo 1993 e dell’erroneo accertamento da parte del primo giudice della gestione di fatto della società da parte del medesimo anche dopo la nomina del nuovo amministratore, e, d’altro lato, dell’accertata insorgenza nel corso dell’esercizio 1992 della insufficienza del patrimonio sociale alla soddisfazione dei creditori della società, sì che la decorrenza iniziale del termine prescrizionale deve, al più tardi, collocarsi alla data del 31 dicembre 1992 di chiusura dell’esercizio con una perdita accertata in bilancio di lire 206 milioni su un capitale di lire 90 milioni. Al riguardo, ha ritenuto la Corte territoriale che l’art.2394 comma 2 cod.civ. deve interpretarsi nel senso, coerente anche con la norma generale dell’art.2935 cod.civ., che ciò che rileva ai fini della decorrenza iniziale della prescrizione è il dato obiettivo dell’insufficienza patrimoniale, non la sua conoscibilità da parte dei creditori sociali a seguito della pubblicazione del bilancio avvenuta in data 29 maggio 1993, in quanto dalla pubblicazione del bilancio non deriva la possibilità legale dell’esercizio del diritto ma solo un’impossibilità di fatto.

Al ricorso resistono, con controricorso e ricorso incidentale in ordine alla compensazione delle spese, il P. e la R..

Il Fallimento ha depositato memoria illustrativa.

Motivi della decisione

I due ricorsi avverso la medesima sentenza debbono essere riuniti, a norma dell’art.335 cod.proc.civ.

  1. Con il primo motivo del ricorso principale viene censurato, sotto il profilo della violazione dell’art.345 cod.proc.civ. in relazione all’art.360 n.4 cod.proc.civ., il rigetto della eccezione di inammissibilità della prospettazione in appello di un nuovo profilo della prescrizione: il Fallimento ribadisce che controparte aveva, nel costituirsi in primo grado, proposto l’eccezione di prescrizione esclusivamente con riguardo al decorso del termine dalla cessazione dalla carica di amministratore, e che solo in atto di appello ha, in violazione della norma richiamata, introdotto il diverso tema della decorrenza dal momento in cui si è manifestata la insufficienza patrimoniale.

1.1. La doglianza è priva di fondamento, in quanto non intercetta pienamente la ratio decidendi della statuizione impugnata. La Corte di merito: a) ha precisato che le questioni sulla decorrenza del termine prescrizionale in relazione alla responsabilità nei confronti dei creditori sociali (art.2394 comma 2 cod.civ.), e quindi sulla distinzione tra il fenomeno della insufficienza patrimoniale e quello della insolvenza della società, erano state introdotte nel dibattito processuale in primo grado dalla stessa Curatela (nell’atto di citazione, nelle note depositate ex art. 183 c.p.c. e nella comparsa conclusionale) ed erano state esaminate dal Tribunale nella sentenza appellata; b) ha quindi concluso che l’appellante, nel lamentare la erronea valutazione di tali circostanze da parte del tribunale, non ha allegato fatti nuovi precedentemente non esaminati, né ha violato il principio del contraddittorio sotteso all’art.345 cod.proc.civ. Tali argomentazioni, peraltro non specificamente contestate in ricorso, meritano condivisione, considerando anche che -come questa Corte più volte ha avuto modo di affermare (cfr. ex multis: Sez.L n.21752/10; Sez. l n. 11843/07; S.U.n. 10955/02; S.U.n. 11720/1998)- l’elemento costitutivo della eccezione di prescrizione è la allegazione dell’inerzia del titolare del diritto fatto valere in giudizio e la manifestazione della volontà di profittare dell’effetto ad essa ricollegato dall’ordinamento, mentre la individuazione del termine applicabile o del momento iniziale o finale di questo costituisce questione di diritto che compete al giudice esaminare, previa attivazione del contraddittorio tra le parti (che, come detto, nella specie non è mancato).

  1. Con il secondo motivo del ricorso principale, si censura, sotto il profilo della violazione degli artt.2394 e 2949 cod.civ. nonché sotto quello del vizio di motivazione, la statuizione in ordine alla decorrenza iniziale della prescrizione dell’azione di responsabilità nei confronti dei creditori sociali.

Si sostiene che l’art.2394 cod.civ. dispone che l’azione può essere proposta quando il patrimonio sociale risulta insufficiente, cioè dal momento in cui tale insufficienza si sia manifestata e sia dunque conoscibile: ciò -ove si ritenga provato che l’insufficienza patrimoniale coincida con l’accertamento di perdite che hanno assorbito l’intero patrimonio sociale- non può comunque affermarsi fino a che il bilancio non è reso pubblico, il che nella specie è avvenuto il 29 maggio 1993, con la conseguenza che la notifica della citazione in data 11 maggio 1998 sarebbe avvenuta prima del compimento del termine quinquennale di prescrizione.

2.1. Il motivo è fondato. Il Curatore che esercita a norma dell’art.146 L.Fall. l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita, nella quale confluiscono entrambe le azioni previste dal codice civile a favore della società e dei creditori sociali, può avvalersi sia del regime della sospensione della prescrizione di cui all’art.2941 n.7 cod.civ. (che, come precisato dall’art.2393 nel testo modificato dalla riforma del 2003, successiva peraltro ai fatti qui in discussione, comporta la decorrenza della prescrizione dell’azione sociale dalla cessazione dell’esercizio delle funzioni amministrative) sia del regime della prescrizione dell’azione dei creditori sociali, la cui decorrenza è stabilita dall’art.2394 comma 2 cod.civ. nel momento in cui “il patrimonio sociale risulta insufficiente al pagamento dei loro crediti”. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, la presunzione relativa che tale momento coincida con la data di dichiarazione dello stato di insolvenza della società (nella specie emessa circa un anno prima dell’esercizio dell’azione in esame) può essere vinta dal convenuto il quale eccepisca la prescrizione deducendo una (per lui più favorevole) decorrenza anteriore, assumendo quindi su di sé l’onere della prova relativa (cfr.ex multis: n.5287/98; n.15074/00; n.9815/02; n.941/05; n.20476/08; n. 17121/10). Egli ha dunque, in tal caso, l’onere di dimostrare il momento in cui l’eccedenza delle passività sulle attività si sia manifestata, cioè resa oggettivamente conoscibile all’esterno della società stessa da parte di tutti i suoi creditori: in tal senso viene diffusamente interpretata, non solo dalla giurisprudenza richiamata ma anche da autorevole dottrina, l’espressione “risulta” contenuta nell’art.2394 comma 2 cod.civ., della quale non sfugge il chiaro riferimento ad un dato di fatto ulteriore rispetto alla sola verificazione della insufficienza patrimoniale, che è appunto la sua oggettiva conoscibilità da parte dei terzi.

Ne deriva che ove -come nella specie si desume dalla sentenza impugnata e dal ricorso del P. (cfr.pag.17)- sia incontroverso tra le parti che l’insufficienza patrimoniale si sia verificata per le perdite maturate nel corso dell’esercizio sociale chiuso al 31.12.1992 (pur non essendo tale insufficienza situazione immediatamente coincidente né con la perdita del capitale sociale né con lo stato di insolvenza -cfr.Cass.n.5287/98; n.941/05; n.20476/08-) e che di essa fosse possibile per ogni creditore avere cognizione con l’esame del bilancio di tale esercizio, la decorrenza della prescrizione non può farsi coincidere con la data del 31.12.1992 per il fatto solo che ad essa fa riferimento la rilevazione dei dati contenuta nel documento di bilancio, dovendo invece tenersi conto della data in cui il bilancio è stato pubblicato, cioè reso conoscibile ai terzi a norma dell’art.2435 cod.civ., nel Registro delle imprese istituito presso la Camera di Commercio competente ex art. 8 legge n.580/1993. La contraria opinione espressa dalla Corte territoriale -secondo la quale la non conoscibilità del bilancio da parte dei terzi creditori opererebbe solo quale impedimento di fatto, alla stessa stregua della soggettiva ignoranza della possibilità di esercizio del diritto- non sembra tener conto della inequivoca indicazione normativa fornita dall’art.2392 comma 2 (nel senso sopra esposto), che vale anche a definire l’applicazione, nell’ambito speciale di rapporti che tale norma è destinata a regolare, della norma generale contenuta nell’art.2935 cod.civ., dando specifico rilievo alla possibilità di conoscere la situazione di fatto dalla quale deriva il diritto dei creditori di agire.

  1. Si impone pertanto la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, restando in tale pronuncia assorbito il terzo motivo del ricorso principale e l’unico motivo del ricorso incidentale, riguardante il regolamento delle spese espresso nella sentenza stessa. La causa deve essere conseguemente rinviata alla Corte d’appello di Napoli, che in diversa composizione procederà ad un nuovo esame delle cause riunite (anche con riguardo alle altre questioni non esaminate in quanto assorbite) regolando anche le spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, dichiara assorbito l’incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di cassazione.

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Avvocato separazioni Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato civilista Bologna , Avvocato matrimonialista Bologna , Avvocato Bologna , Avvocati Bologna , malasanità risarcimento, Testamento olografo, diritto di famiglia avvocato, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento incidente mortale, incidente mortale risarcimento, risarcimento danni incidente mortale, incidente stradale mortale risarcimento danni, morte per incidente stradale risarcimento, risarcimento danni sinistro stradale mortale, risarcimento danni incidente, risarcimento danni sinistro mortale, incidente stradale risarcimento, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimenti incidenti stradali, morte incidente stradale risarcimento, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento incidente stradale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento incidente mortale tabelle, tabella risarcimento morte incidente stradale, incidenti stradali risarcimento, risarcimento per incidente stradale, risarcimenti danni incidenti stradali, indennizzo morte incidente stradale, sinistri stradali risarcimento, risarcimento sinistro stradale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni fisici incidente, indennizzo incidente stradale, sinistro stradale risarcimento

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

Articoli Correlati

» Successione ereditaria Bologna erede pretermesso Bologna , testamento, azione di riduzione Con la sentenza n. 24755 del 4 dicembre 2015, la Corte di Cassazione adita con ricorso dalle figlie, ha affermato che “il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall’asse ereditario, con la conseguenza che l’eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l’eredità’ mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è’ affetta da nullità ex art. 735, primo comma, cod. civ.”

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA FAENZ ALUGO IMOLA Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti)

» EREDE QUOTA PRELAZIONE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA PADOVA, RAVENNA RIMINI CESENA FORLI QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TRIB ROVIGO CONCORDATO PREVENTIVO COLLABORAZIONE TRA IMPRENDITORE E COMMISSARI –AVVOCATO PER CONCORDATO PREVENTIVO osservato come l’orientamento espresso dalla Suprema Corte in altra sede conforti il principio espresso di necessaria collaborazione tra l’imprenditore e i commissari (“il termine fissato dal tribunale, ai sensi dell’art. 163 l.fall., per il deposito della somma che si presume necessaria per l’intera procedura ha carattere perentorio, atteso che la prosecuzione di quest’ultima richiede la piena disponibilità, da parte del commissario, dell’importo a tal fine destinato e questa esigenza può essere soddisfatta soltanto con la preventiva costituzione del fondo nel rispetto del predetto termine, da considerarsi quindi improrogabile, con conseguente inefficacia del deposito tardivamente effettuato” Cass. 21 aprile 2016, n. 8100; conf. Cass., 23 settembre 2016, n. 18704, Cass., 22 novembre 2012, n. 20667)

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TESTAMENTO EREDE ESTROMESSO ,COME RISOLVERE, AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA MODENA ROVIGO RIMINI CESENA FORLI il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall’asse ereditario, con la conseguenza che l’eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l’eredità’ mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è’ affetta da nullità ex art. 735, primo comma, cod. civ.”

» CONCORDATO PREVENTIVO AVVOCATO PER RICHIESTA CONCORDATO DELLE SPA ex art. 161, comma 6, la domanda di concordato deve essere dichiarata inammissibile dal tribunale, ai sensi della L. Fall., art. 162, comma 2 Va tuttavia considerato, sotto un primo profilo, che, poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un’ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (cfr. Cass. n. 495/015), a meno che da quest’ultima non si desuma l’inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata.

» MOTOCICLISTA CADUTA LESIONI CANE RANDAGIO COMUNE RESPONSABILITA’ Risponde altresì a massima consolidata nella giurisprudenza di legittimità che i motivi posti a fondamento dell’invocata cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri della specificità, della completezza, e della riferibilità alla decisione stessa, con -fra l’altro­l’esposizione di argomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione delle dedotte violazioni di norme o principi di diritto, essendo inammissibile il motivo nel quale non venga precisato in qual modo e sotto quale profilo (se per contrasto con la norma indicata, o con l’interpretazione della stessa fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina) abbia avuto luogo la violazione nella quale si assume essere incorsa la pronuncia di merito (cfr., da ultimo, Cass., 2/4/2014, n. 7692).

» Δικηγόρος Sergio Armaroli – Δικηγορική Εταιρεία Μπολόνια σπίτι Άρθρα και ποινές σχετικά με μένα Πες μου blog Επαφές Ο στόχος μου; Η ικανοποίηση σας! ΠΡΟΣΚΛΗΣΗ ΤΩΡΑ !!! 051.6447838 Διαζύγιο και χωρισμός με αμοιβαία συναίνεση: το κόστος του χρόνου, καλύτερα να επιλέξετε ένα συναινετικό χωρισμό: δικηγόρος στο διαζύγιο διάρκεια συμφωνία χωρισμού Μπολόνια δικηγόρος κόστος πληρεξούσιος επιστολή συναινετικό χωρισμό διαχωρισμό δικηγόρος διαχωρισμός διαχωρισμός δικηγόρος του συναινετικού χωρισμού

» RISARCIMENTO INCIDENTI MORTALI DANNO BIOLOGICO COSA E’ COME SI CALCOLA Nell’ambito dei danni non patrimoniali è compreso anche il danno da lesione della salute, detto danno biologico, particolarmente conosciuto perchè viene normalmente liquidato nella maggior parte delle procedure che derivano da un sinistro stradale nel corso del quale si sono verificate delle lesioni. La sentenza n. 531/2014 della Corte di Cassazione (III Sez. civile) rappresenta un’ulteriore occasione per la Suprema Corte di chiarire le nozioni di “danno esistenziale” e “danno biologico”, locuzioni queste troppo spesso utilizzate in modo inopportuno o quanto meno inappropriato.

avvocato a bologna

Articoli Recenti

» Successione ereditaria Bologna erede pretermesso Bologna , testamento, azione di riduzione Con la sentenza n. 24755 del 4 dicembre 2015, la Corte di Cassazione adita con ricorso dalle figlie, ha affermato che “il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall’asse ereditario, con la conseguenza che l’eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l’eredità’ mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è’ affetta da nullità ex art. 735, primo comma, cod. civ.”

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA FAENZ ALUGO IMOLA Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti)

» AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI RIMINI CESENA RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONVIVENTI I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza. 51. Il contratto di cui al comma 50, le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena di nullita’, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformita’ alle norme imperative e all’ordine pubblico.

» DIVORZIO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA FAENZA RIMINI AVVOCATO DIVORZIO CHIAMA SUBITO COSA ASPETTI? Corte Costituzionale Sentenza 9 – 11 febbraio 2015, n. 11 Presidente Criscuolo – Redattore Morelli Sentenza

» EREDE QUOTA PRELAZIONE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA PADOVA, RAVENNA RIMINI CESENA FORLI QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TRIB ROVIGO CONCORDATO PREVENTIVO COLLABORAZIONE TRA IMPRENDITORE E COMMISSARI –AVVOCATO PER CONCORDATO PREVENTIVO osservato come l’orientamento espresso dalla Suprema Corte in altra sede conforti il principio espresso di necessaria collaborazione tra l’imprenditore e i commissari (“il termine fissato dal tribunale, ai sensi dell’art. 163 l.fall., per il deposito della somma che si presume necessaria per l’intera procedura ha carattere perentorio, atteso che la prosecuzione di quest’ultima richiede la piena disponibilità, da parte del commissario, dell’importo a tal fine destinato e questa esigenza può essere soddisfatta soltanto con la preventiva costituzione del fondo nel rispetto del predetto termine, da considerarsi quindi improrogabile, con conseguente inefficacia del deposito tardivamente effettuato” Cass. 21 aprile 2016, n. 8100; conf. Cass., 23 settembre 2016, n. 18704, Cass., 22 novembre 2012, n. 20667)

» QUOTA DI LEGITTIMA EREDE Le persone che hanno diritto alla riserva sono : CONIUGE, FIGLI, GENITORI il coniuge i figli (o i loro discendenti, se i figli sono premorti) i genitori (solo in assenza di figli)

» TESTAMENTO EREDE ESTROMESSO ,COME RISOLVERE, AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA RAVENNA MODENA ROVIGO RIMINI CESENA FORLI il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall’asse ereditario, con la conseguenza che l’eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l’eredità’ mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è’ affetta da nullità ex art. 735, primo comma, cod. civ.”

» SPOSARSI E’ FACILE E’ SEPARARSI E DIVORZIARE CHE E’ DIFFICILE AVVOCATO MATRIMONIALISTA DIVORZISTA BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

» CONCORDATO PREVENTIVO AVVOCATO PER RICHIESTA CONCORDATO DELLE SPA ex art. 161, comma 6, la domanda di concordato deve essere dichiarata inammissibile dal tribunale, ai sensi della L. Fall., art. 162, comma 2 Va tuttavia considerato, sotto un primo profilo, che, poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un’ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (cfr. Cass. n. 495/015), a meno che da quest’ultima non si desuma l’inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata.

Contattami subito!

Avrai una risposta in tempi brevissimi

Nome e Cognome *

Telefono *

E-mail

Oggetto

Messaggio *

Con l'invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati unicamente per la richiesta in oggetto.
Consenso esplicito secondo il D.Lgs 196/2003.
Leggi l'informativa sulla Privacy

PUOI CONTATTARMI ANCHE VIA MAIL: avvsergioarmaroli@gmail.com
Avvocato Sergio Armaroli - Studio Legale Bologna