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DISCONOSCIMENTO PATERNITA’ azione proposta oltre il termine di decadenza previsto dall’articolo 244 c.c SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE I SENTENZA 13 GENNAIO 2014, N. 487

 

DISCONOSCIMENTO PATERNITA’ azione  proposta oltre il termine di decadenza previsto dall’articolo 244 c.c

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Dichiarazione giudiziale della paternità e maternità e

Recentemente la legge n. 219/2012 ha introdotto interessanti modifiche in merito alla situazione dei figli senza più alcuna distinzione.

 Diritto Penale

– Diritto Civile

– Diritto di Famiglia

– Unioni civili

– Convivenze

– Diritto Minorile

– Separazioni tra i coniugi

– Divorzio

– Affidamento minori

– Adozioni

– Diritto del Lavoro

– Diritto internazionale privato della famiglia

– Lavoro giornalistico

– Risarcimento del danno da fatto illecito

– Responsabilità medica

– Diffamazione a mezzo stampa

– Violenza e maltrattamenti sulle donne e sui minori

DISCONOSCIMENTO DELLA PATERNITA’

Ci sono alcuni casi espressamente previsti dalla Legge, in cui può essere promossa l’azione per il disconoscimento di paternità anche quando il figlio sia stato concepito durante il matrimonio.

Il disconoscimento di paternità è previsto dall’art. 235 c.c. nei seguenti casi:

1)   Se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra trecentesimo e centottantesimo giorno prima della nascita;

2)    Se durante il tempo predetto il marito era affetto da impotenza, anche se soltanto generandi;

 AV1SCRITTA

L’art. 235 codice civile consente il disconoscimento del figlio concepito durante il matrimonio nei seguenti casi:

–        i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra i 300 e i 180 giorni prima della nascita del figlio;

–        il marito, durante l’intervallo di tempo anzidetto, era affetto da impotenza;

–        la moglie, durante tale intervallo di tempo, ha commesso adulterio o ha celato la propria gravidanza

la legittimazione ad agire spetta a:

–        il padre entro l’anno dalla nascita del figlio ovvero da quando egli ha avuto notizia della nascita del figlio;

–        la madre entro sei mesi dalla nascita del figlio;

–        il figlio entro un anno dal compimento della maggiore età o dal momento in cui viene a conoscenza di fatti che rendano ammissibile il disconoscimento;

–        il curatore speciale del figlio maggiore dei 16 anni;

L’art. 243 bis c.c. prescrive che l’azione di disconoscimento di paternità (disciplinata dal successivo art. 244 c.c.) del figlio nato nel matrimonio può essere esercitata dal marito, dalla madre ed anche dal figlio. Chi intende disconoscere la paternità rispetto al figlio nato nel matrimonio (sia esso stato concepito durante il matrimonio o prima della sua celebrazione) è ammesso a provare che non sussiste rapporto di filiazione. La sola dichiarazione della madre non vale ad escludere la paternità.

Scopo della norma è quello di far cadere la presunzione di paternità in capo al padre; la domanda può essere proposta dai soli componenti del nucleo famigliare con esclusione di terzi; l’accoglimento della domanda, fa cessare il rapporto di parentela padre / figlio che a questo punto risulta riconosciuto solo dalla madre.

Il successivo art. 244 c.c. detta i termini entro i quali l’azione può essere promossa: 

1) sei mesi per la madre che decorrono dal giorno della nascita del figlio o dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impossibilità a procreare del marito;

2) un anno per il padre che decorre dalla nascita del figlio, ovvero dal giorno in cui egli ha appreso della propria incapacità a procreare, ovvero ancora dal giorno in cui ha appreso dell’adulterio della madre;

3) l’azione è invece imprescrittibile per il figlio che ha raggiunto la maggiore età.

Con riferimento all’azione di disconoscimento della paternità, i giudici di Cassazione – sentenza n. 5653 depositata il 10 aprile 2012 – hanno precisato come “il termine annuale di decadenza, ai sensi degli articoli 235 del Codice civile, comma 1, n. 3, e 244 del Codice civile, comma 2, decorre appunto dalla data di acquisizione della conoscenza dell’adulterio della moglie e non da quella di raggiunta certezza negativa della paternità biologica”; ciò in quanto una diversa interpretazione, “la quale differisse a tempo indeterminato l’azione di disconoscimento, facendone decorrere il termine di proponibilità dai risultati di un’indagine (stragiudiziale) cui non è dato a priori sapere se e quando i genitori possano addivenire, sacrificherebbe in misura irragionevole i valori di certezza e stabilità degli status e dei rapporti familiari, a garanzia dei quali la norma è, invece, predisposta”.

. L’articolo 74 del codice  civile  e’  sostituito  dal  seguente:

«Art. 74 (Parentela). – La parentela e’ il vincolo tra le persone che

discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui  la  filiazione

e’ avvenuta all’interno del  matrimonio,  sia  nel  caso  in  cui  e’

avvenuta al di fuori di esso, sia  nel  caso  in  cui  il  figlio  e’

adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di  adozione  di

persone maggiori di eta’, di cui agli articoli 291 e seguenti».

  1. All’articolo 250 del codice civile sono apportate  le  seguenti

modificazioni:

  1. a) il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Il figlio  nato

fuori del matrimonio puo’  essere  riconosciuto,  nei  modi  previsti

dall’articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se  gia’  uniti  in

matrimonio  con  altra  persona  all’epoca   del   concepimento.   Il

riconoscimento   puo’   avvenire    tanto    congiuntamente    quanto

separatamente»;

  1. b) al secondo comma, le parole: «sedici anni» sono  sostituite

dalle seguenti: «quattordici anni»;

  1. c) al terzo comma, le parole: «sedici  anni»  sono  sostituite

dalle seguenti: «quattordici anni»;

  1. d) il quarto comma e’ sostituito dal seguente: «Il consenso non

puo’ essere  rifiutato  se  risponde  all’interesse  del  figlio.  Il

genitore  che  vuole  riconoscere  il  figlio,  qualora  il  consenso

dell’altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che

fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro  genitore.  Se

non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il

giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se

viene  proposta  opposizione,  il  giudice,  assunta  ogni  opportuna

informazione,  dispone  l’audizione  del  figlio  minore  che   abbia

compiuto i dodici anni, o anche di  eta’  inferiore,  ove  capace  di

discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e  urgenti

al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione  non  sia

palesemente fondata. Con la sentenza che  tiene  luogo  del  consenso

mancante, il giudice assume i provvedimenti  opportuni  in  relazione

all’affidamento e al mantenimento del minore ai  sensi  dell’articolo

315-bis e al suo cognome ai sensi dell’articolo 262»;

  1. e) al quinto comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:

«, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto

riguardo all’interesse del figlio».

  1. L’articolo 251 del codice civile e’  sostituito  dal  seguente:

«Art. 251 (Autorizzazione al riconoscimento). –  Il  figlio  nato  da

persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in  linea  retta

all’infinito o in linea collaterale  nel  secondo  grado,  ovvero  un

vincolo di affinita’ in linea retta, puo’ essere riconosciuto  previa

autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio  e

alla necessita’ di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.

  Il riconoscimento di una persona minore di eta’ e’ autorizzato  dal

tribunale per i minorenni».

  1. Il primo comma dell’articolo 258 del codice civile e’ sostituito

dal seguente: «Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore

da cui fu fatto e riguardo ai parenti di esso».

  1. L’articolo 276 del codice civile e’  sostituito  dal  seguente:

«Art. 276 (Legittimazione passiva). – La domanda per la dichiarazione

di paternita’ o di  maternita’  naturale  deve  essere  proposta  nei

confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei

suoi eredi. In loro mancanza, la domanda  deve  essere  proposta  nei

confronti di un curatore nominato dal giudice  davanti  al  quale  il

giudizio deve essere promosso.

  Alla domanda puo’ contraddire chiunque vi abbia interesse».

  1. La rubrica del titolo IX del libro primo del codice  civile  e’

sostituita dalla seguente: «Della potesta’ dei genitori e dei diritti

e doveri del figlio».

  1. L’articolo 315 del codice civile e’  sostituito  dal  seguente:

«Art. 315 (Stato giuridico della filiazione). – Tutti i  figli  hanno

lo stesso stato giuridico».

  1. Dopo l’articolo 315 del codice civile, come sostituito dal comma

7 del presente articolo,  e’  inserito  il  seguente:  «Art.  315-bis

(Diritti e doveri del figlio). –  Il  figlio  ha  diritto  di  essere

mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel

rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle

sue aspirazioni.

  Il figlio ha  diritto  di  crescere  in  famiglia  e  di  mantenere

rapporti significativi con i parenti.

  Il figlio minore che abbia compiuto gli anni  dodici,  e  anche  di

eta’ inferiore ove capace di  discernimento,  ha  diritto  di  essere

ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

  Il figlio  deve  rispettare  i  genitori  e  deve  contribuire,  in

relazione alle proprie capacita’, alle proprie sostanze e al  proprio

reddito, al mantenimento della famiglia finche’ convive con essa».

  1. Nel titolo  XIII  del  libro  primo  del  codice  civile,  dopo

l’articolo 448 e’ aggiunto il seguente: «Art. 448-bis (Cessazione per

decadenza dell’avente diritto dalla potesta’ sui figli). – Il figlio,

anche adottivo, e, in sua mancanza, i discendenti prossimi  non  sono

tenuti all’adempimento  dell’obbligo  di  prestare  gli  alimenti  al

genitore nei confronti del quale e’ stata  pronunciata  la  decadenza

dalla potesta’ e, per i fatti che non integrano i casi di  indegnita’

di cui all’articolo 463, possono escluderlo dalla successione».

  1. E’ abrogata la sezione II del capo II del titolo VII del libro

primo del codice civile.

  1. Nel codice civile,  le  parole:  «figli  legittimi»  e  «figli

naturali»,  ovunque  ricorrono,  sono  sostituite   dalla   seguente:

«figli».

Il mio studio offre il necessario supporto di conoscenze in procedure complesse, anche sotto il profilo psicologico, per arrivare a svelare verità irrinunciabili per ogni persona:

Condizioni di ammissibilità
–    Conseguenze patrimoniali della sentenza
–    Presupposti del disconoscimento di paternità

–    Legge n. 219/2012
–    Presupposti della dichiarazione giudiziale di maternità e paternità

 

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE I SENTENZA 13 GENNAIO 2014, N. 487

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente
Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere
Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere
Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere
Dott. SAN GIORGIO Maria R. – Consigliere
ha pronunciato la seguente:SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO ROMA;
e da:
(OMISSIS) – (OMISSIS) – (OMISSIS) – (OMISSIS) elettivamente domiciliati in (OMISSIS), nello studio dell’avv. (OMISSIS), che li rappresenta e difende, unitamente all’avv. (OMISSIS), giusta procure speciali in calce al ricorso, e, limitatamente a (OMISSIS), anche all’avv. (OMISSIS), come da procura speciale autenticata dal notaio (OMISSIS) di (OMISSIS);
– ricorrenti –
contro
(OMISSIS) elettivamente domiciliato in (OMISSIS), nello studio dell’avv. (OMISSIS), che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale in calce al controricorso;
– controricorrente –
e contro
(OMISSIS), (OMISSIS);
– intimate –
avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma, n. 3419, depositata in data 27 luglio 2011;
sentita la relazione all’udienza del 20 maggio 2013 del consigliere Dott. Pietro Campanile;
sentiti gli avv.ti (OMISSIS)Scoca(OMISSIS)Maxia che hanno chiesto l’accoglimento del ricorso;
sentito l’avv. (OMISSIS), che ha chiesto l’inammissibilita’ e il rigetto del ricorso;

udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del sostituto Dott. ZENO Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso del P.G. e per il rigetto del 1, 2, 3 e 6 motivo del ricorso incidentale, assorbiti gli altri.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 – Con separati atti (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), nonche’ (OMISSIS) proponevano opposizione di terzo avverso la sentenza n. 1880 del 2006 con la quale il Tribunale di Roma aveva accolto la domanda di disconoscimento della paternita’ proposta da (OMISSIS) nei confronti del presunto padre (OMISSIS). 1.1 – Con sentenze emesse in data 16 gennaio 2009 il Tribunale adito dichiarava inammissibili le opposizioni, rilevando che i predetti erano carenti di legittimazione, in quanto non titolari di un diritto autonomo e incompatibile con quello oggetto della sentenza di disconoscimento della paternita’.

 1.2 – La Corte di appello di Roma, previa riunione dei giudizi scaturenti dai gravami proposti dai predetti, i quali avevano ribadito di aver interesse a proporre opposizione di terzo avverso la sentenza di disconoscimento, pronunciata sebbene l’azione fosse stata proposta oltre il termine di decadenza previsto dall’articolo 244 c.c., per aver (OMISSIS), tale divenuto il (OMISSIS) dopo il positivo esperimento dell’azione di disconoscimento, proposto domanda di riconoscimento della paternita’ nei confronti di (OMISSIS), del quale gli stessi erano eredi, ha confermato la decisione di primo grado.

1.3 – La corte territoriale ha affermato che l’opposizione di terzo puo’ essere proposta solo quando dal giudicato possa derivare un pregiudizio diretto, e non nelle ipotesi, come quella della sentenza di disconoscimento della paternita’, nei cui confronti colui che e’ indicato come padre naturale, escluso dal novero dei soggetti previsti dall’articolo 244 c.c., e’ privo, in quanto solo mediatamente interessato dagli effetti della decisione di disconoscimento dell’altrui paternita’, di legittimazione.

E’ stato altresi’ condiviso il giudizio di infondatezza in merito alla pretesa risarcitoria avanzata da (OMISSIS) circa una pretesa condotta illecita nella proposizione della domanda di disconoscimento avanzata nei confronti del (OMISSIS), rilevandosi, per le ragioni gia’ espresse in relazione alla mancanza di un nesso diretto fra l’azione di disconoscimento della paternita’ e la successiva domanda di riconoscimento della paternita’ naturale, la manifesta infondatezza delle questioni di legittimita’ costituzionale dell’articolo 244 c.c. e articolo 404 c.p.c. in relazione agli articoli 24, 29 e 30 Cost..

1.4 – Per la cassazione di tale decisione hanno proposto distinti ricorsi il Procuratore Generale presso la Corte di appello di Roma, il quale ha dedotto unico e articolato motivo, nonche’ gli eredi (OMISSIS), i quali hanno formulato sette motivi. Resiste con controricorso il (OMISSIS).

Le parti private hanno prodotto memorie ai sensi dell’articolo 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

2 – Il Procuratore Generale presso la Corte di appello di Roma, che sostiene la propria legittimazione dovendosi la sua presenza ritenere “immanente in ogni giudizio in cui sia richiesta la sua partecipazione”, deduce che nella sentenza impugnata si riverbera il vizio della decisione con la quale era stata accolta la domanda di disconoscimento di paternita’ avanzata dal (OMISSIS), per non essersi in quel giudizio considerata la decadenza, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, prevista dall’articolo 244 c.c., comma 2.

2.1 – Passando all’esame del ricorso proposto dagli eredi di (OMISSIS), gli stessi, deducendo con il primo motivo violazione o falsa applicazione dell’articolo 404 c.p.c., comma 1, nonche’ degli articoli 269, 270, 274, 235, 244 e 253 c.c., sostengono che erroneamente la corte di appello avrebbe escluso la loro legittimazione a proporre opposizione avverso la sentenza di disconoscimento della paternita’ emessa ad istanza del (OMISSIS), sia perche’ il suo carattere antigiuridico (attesa la violazione del termine di decadenza di cui all’articolo 244 c.c.) determinerebbe una lesione, di natura processuale e sostanziale, dell’integrita’ e della certezza della famiglia legittima, sia perche’, in ogni caso, l’opposizione di terzo dovrebbe essere intesa come mezzo di tutela di qualsiasi situazione sostanziale che potrebbe essere pregiudicata dall’attuazione della sentenza resa “inter alios”.

2.2 – Con il secondo mezzo si denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo e controverso per il giudizio in relazione all’esclusione del carattere giuridico, e non di mero fatto, nell’interesse posto alla base dell’azione esercitata dai ricorrenti.

2.3 – Con il terzo motivo, deducendo violazione o falsa applicazione dell’articolo 2043 c.c., anche in relazione all’articolo 24 Cost., si sostiene che l’esclusione di un danno ingiusto ed immediato per i ricorrenti, derivante dalla sentenza di disconoscimento – in quanto emessa in violazione dell’articolo 244 c.c. – sarebbe errata, derivando tale pregiudizio dalla sottoposizione dei ricorrenti a un giudizio che non avrebbe potuto essere introdotto qualora non si fosse formato il giudicato sul disconoscimento della paternita’.

2.4 – Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 244 c.c., comma 3, sostenendosi che la Corte d’appello avrebbe dovuto rilevare d’ufficio la violazione del termine previsto a pena di decadenza per la proposizione dell’azione di disconoscimento della paternita’.

2.5 – Con il quinto mezzo, in relazione all’interesse delle parti al rispetto del termine richiamato nella censura che precede, si prospetta la violazione e la falsa applicazione degli articoli 24, 113 e 103 Cost..

2.6 – Con la sesta censura si denuncia motivazione omessa e contraddittoria in merito all’esclusione dei presupposti dell’azione risarcitoria proposta da (OMISSIS).
2.7 – Viene infine sollevata questione di legittimita’ costituzionale dell’articolo 395 c.p.c., n. 1, articolo 404 c.p.c. e articoli 244 c.c. e ss., in relazione agli articoli 24, 29 e 30 Cost., sostenendosi che l’impossibilita’ per i terzi, titolari di un diritto soggettivo alla conservazione del proprio status personale, di chiedere la revocazione della sentenze, il diniego del rimedio dell’opposizione di terzo, nel caso di decisione frutto di dolo di una parte, priverebbero di ogni forma di tutela i terzi medesimi, in contrasto con le norme costituzionali sopra indicate.

3 – Deve in primo luogo rilevarsi l’inammissibilita’ del ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte d’appello, in quanto carente di legittimazione al riguardo.
Vale bene richiamare, in proposito, l’orientamento di questa Corte secondo cui nel giudizio di disconoscimento di paternita’ promosso dal figlio maggiorenne il pubblico ministero interviene a pena di nullita’, ai sensi dell’articolo 70 c.p.c., comma 1, n. 3, trattandosi di azione di stato, ma non puo’ proporre impugnazione, avendo il relativo potere carattere eccezionale ed essendo esercitabile soltanto nei casi previsti dalla legge (Cass., 16 marzo 2007, n. 6302; Cass., 7 giugno 2006, n. 13281; Cass., 15 novembre 2001, n. 14315).

4 – Passando all’esame dell’impugnazione proposta dagli eredi di (OMISSIS), deve ritenersi preliminare ed assorbente l’esame della questione relativa alla possibilita’ per un soggetto indicato come padre naturale, o per gli eredi dello stesso, di intervenire, o di proporre opposizione ai sensi dell’articolo 404 c.p.c., nel giudizio di disconoscimento di paternita’ promosso da colui che solo all’esito del positivo esperimento di tale azione potra’ chiedere il riconoscimento di paternita’.

La risposta negativa data dalla corte territoriale a tale quesito merita di essere condivisa.
A mente dell’articolo 404 c.p.c., un terzo puo’ fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti.

Come costantemente affermato da questa Corte, la paternita’ legittima non puo’ essere messa in discussione e neppure difesa da colui che e’ indicato come padre naturale, il quale, allorche’ deduca che l’esito (positivo) dell’azione di disconoscimento di paternita’ si riverbera sull’azione di riconoscimento della paternita’ intentata nei suoi confronti, si limita in realta’ a far valere un pregiudizio di mero fatto, laddove il rimedio contemplato dall’articolo 404 c.p.c. presuppone in capo all’opponente un diritto autonomo la cui tutela sia pero’ incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata” (ex multis, Cass., n. 12211 del 2012; Cass., n. 12167 del 2005. Cfr.

anche Cass., n. 14315/2001, secondo cui il padre naturale non e’ legittimato neppure ad intervenire in appello in un giudizio di disconoscimento della paternita’, essendo tale legittimazione riconosciuta a chi potrebbe proporre opposizione ai sensi dell’articolo 404 c.p.c., rimedio esperibile solo da chi faccia valere un diritto autonomo e incompatibile col rapporto giuridico accertato o costituito dalla sentenza opposta, e quindi solo a favore di chi sia pregiudicato in un suo diritto).

diritto-impresaE’ stato gia’ rilevato che tra il procedimento di disconoscimento della paternita’ legittima e quello instaurato per il riconoscimento della paternita’ naturale non sussiste un nesso di pregiudizialita’, dal momento che il solo oggetto di quest’ultimo giudizio e’ costituito per il dedotto padre biologico dal suo diritto ad escludere la paternita’ naturale “ex adverso” pretesa, non anche da quello a vedere affermata la paternita’ disconosciuta nell’altro procedimento (Sez. 1, Sentenza n. 12167/2005). D’altra parte, ne’ colui che sia indicato come padre naturale, ne’ i suoi eredi, sono legittimati passivi nel giudizio di disconoscimento della paternita’ e la sentenza che accoglie la domanda di disconoscimento e’ opponibile nei confronti di tali soggetti, anche se non hanno partecipato al relativo giudizio (Sez. 1, Sentenza n. 430/2012). Inoltre, neppure e’ ammissibile, nel giudizio per il disconoscimento della paternita’, “l’intervento di colui che e’ indicato come padre naturale, non potendo la controversia sul relativo riconoscimento avere ingresso sino a quando la presunzione legale di legittimita’ della filiazione non sia venuta meno con il vittorioso esperimento dell’azione di disconoscimento” (Cass., n. 1784/2012). Non essendo colui che e’ indicato come padre naturale (e per lui i suoi eredi) legittimato a proporre opposizione di terzo contro la sentenza di disconoscimento di paternita’, il primo e il secondo motivo sono infondati.

Del pari infondato e’ il terzo motivo, in quanto, a prescindere dal rilievo della Corte d’appello circa l’assenza di comportamenti dolosi o colposi nel giudizio relativo al disconoscimento di paternita’, l’evidenziata assenza di pregiudizialita’ della relativa pronuncia rispetto all’esito del giudizio di riconoscimento della paternita’ non consente di ravvisare nel danno lamentato alcun profilo di concretezza e attualita’. Se, invero, la sentenza che accoglie l’azione di disconoscimento fa stato erga omnes, essa non puo’ produrre alcuna lesione, se non in una misura che non e’ giuridicamente apprezzabile, nei confronti di singoli soggetti, estranei al rapporto in questione, i quali non possono dolersi del fatto che un presunto figlio abbia fatto valere in giudizio il proprio diritto all’accertamento della verita’ biologica circa la propria origine. Rimangono assorbiti;, stante l’inammissibilita’ dell’atto di impugnazione con il quale venivano dedotte, le censure attinenti alla pretesa nullita’ della decisione con la quale era stata accolta la domanda di disconoscimento della paternita’ del (OMISSIS), osservandosi, quanto alla questione di legittimita’ costituzionale

introdotta con il settimo motivo, che la stessa appare all’evidenza manifestamente infondata, essendo ad essa sottesa una inammissibile confusione fra la carenza di legittimazione a proporre opposizione di terzo e diritto di difesa, che riguarda, secondo la stessa prospettazione dei proponenti, non l’accoglimento della domanda di disconoscimento proposta da un terzo, bensi’ la successiva azione di riconoscimento di paternita’ nei confronti del loro dante causa, nell’ambito di un autonomo giudizio nel quale il diritto di difesa potra’ essere esercitato senza alcun limite, se non quello derivante dall’efficacia “erga omnes” della pronuncia in tema di disconoscimento di paternita’. Come gia’ rilevato, “la determinazione dei soggetti legittimati a proporre l’azione di disconoscimento della paternita’ e’ una scelta insindacabile del legislatore che ha ritenuto di riservare ai soli soggetti direttamente interessati, e cioe’ ai membri della famiglia legittima, il potere di decidere circa la prevalenza della verita’ “biologica” o della verita’ “legale”: una innovazione, che attribuisse direttamente la legittimazione ad agire a soggetti privati estranei alla famiglia legittima, quale e’ il presunto padre naturale, rappresenterebbe la scelta di un criterio diverso, legato ad una ulteriore evoluzione della coscienza collettiva, che solo il legislatore puo’ compiere. Ne’ vale opporre che l’equilibrio tra verita’ legale, che tutela l’unita’ della famiglia legittima (articolo 29 Cost.), e verita’ biologica (articolo 30 Cost.) e’ stato gia’ modificato dalla Legge n. 184 del 1983, con l’ammettere la promozione dell’azione di disconoscimento della paternita’ su iniziativa del P.M., fino a quando il figlio non abbia compiuto sedici anni, giacche’ la nuova norma, prevedendo che l’azione sia poi esercitata non dal pubblico ministero, ma, in nome e nell’interesse del figlio, da un curatore speciale, e’ rimasta formalmente nei limiti del criterio di determinazione dei soggetti titolari dell’azione assunto dalla Legge n. 151 del 1975′′ (Corte cost., sent. n. 429 del 1991, con la quale e’ stata ritenuta l’inammissibilita’ della questione di legittimita’ costituzionale dell’articolo 244 c.c., u.c., in parte qua, sollevata in riferimento agli articoli 3 e 30 Cost.).

Il ricorso incidentale, dunque, deve essere rigettato.
Le spese del giudizio di legittimita’ seguono la soccombenza, e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso del procuratore Generale presso la Corte di appello di Roma. Rigetta il ricorso proposto da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ da (OMISSIS), che condanna in solido al pagamento, in favore del (OMISSIS), delle spese processuali inerenti al presente giudizio di legittimita’, liquidate in euro 7.200,00, di cui euro 7.000,00 per compenso, oltre accessori di legge.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalita’ delle parti e dei soggetti menzionati in sentenza.

 

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