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CASSAZIONE DANNO BIOLOGICO AVVOCATO INCIDENTE MOROTALE TOSCANA LUCCA PISA PRATO PISTOIA

CASSAZIONE DANNO BIOLOGICO AVVOCATO INCIDENTE MORTALE TOSCANA LUCCA PISA PRATO PISTOIAalibbri e artello

 DOMANDE FREQUENTI INCIDENTE MORTALE DANNO 

1)DOMANDA COSA FARE PER RISARCIMENTO  INCIDENTE STRADALE MORTALE

RISPOSTA Resta una delle cose piu’ terribili della vita quando un famigliare muore in un incidente, purtroppo se per la vita del defunto noi umani nulla possiamo fare, possiamo invece preoccuparci del risarcimento se vi sono le condizioni!

Occorre in primo luogo verificare la responsabilità ,il danno è dovuto solo se per le norme della strada il defunto aveva ragione nel sinistro!!

2DOMANDA come viene calcolato il danno del defunto ai prossimi congiunti?

RISPOSTA il calcolo risarcimento danni incidente stradale mortale avviene secondo le  tabelle del Tribunale di Milano adottate in tutta italia

3DOMANDA QUALI SONO I TEMPI DEL RISARCIMENTO?

RISPOSTA Non brevissimi, occorre seguir el’istruttoria penale che spesso segue a un incidente mortale, e occorre individuare la compagnia assicurativa del responsabile a cui subito fare richiesta danni

4DOMANDA quanto vinee pagato un famigliare stretto per la morte di un congiunto in incidente?

RISPOSTA Attualmente, un risarcimento morale medio per la morte di un figlio o di un genitore si quantifica in circa 200.000 – 300.000 euro.

Ovviamente va sempre considerata la particolare situazione e la personalizzazione del danno in relazione a fattori meno “rigorosi” quali ad esempio l’essere un figlio unico

5DOMANDA con quali criteri si viene pagati se un congiunto muore in incidente stradale?

RISPOSTA l rapporto di parentela esistente tra la vittima ed il congiunto ,ad esempio i genitori il coniuge e i figli sono clore che hanno il maggior danno, inferiore  molto inferiore è il danno al fratello

Come la cassazione ha anno avuto modo di affermare nel 2008, il danno, anche in caso di lesione di valori della persona, non può considerarsi in re ipsa, in quanto ne risulterebbe snaturata la funzione del risarcimento che verrebbe ad essere concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno bensì quale pena privata per un comportamento lesivo (così cass., sez. un., 11/11/2008, n. 26972; cass., sez. un., 11/11/2008, n. 26973; cass., sez. un., 11/11/2008, n. 26974; cass., sez. un., 11/11/2008, n. 26975), ma va provato dal danneggiato secondo la regola generale ex art. 2697 c.c..

A tale stregua, (pure) il danno non patrimoniale va dunque sempre allegato e provato, in quanto, come osservato anche in dottrina, l’onere della prova non dipende invero dalla relativa qualificazione in termini di “danno-conseguenza”, tutti i danni extracontrattuali dovendo essere provati da chi ne pretende il risarcimento, e pertanto anche il danno non patrimoniale, nei suoi vari aspetti, e la prova può essere data con ogni mezzo (v., in particolare, successivamente alle pronunzie delle Sezioni Unite del 2008, Cass., 5/10/2009, n. 21223; Cass., 22/7/2009, n. 17101; Cass., 1/7/2009, n. 15405).

Trattandosi di pregiudizio (non biologico) a bene immateriale, particolare rilievo assume invero la prova presuntiva (v. Cass., Sez. Un., 15/1/2009, n. 794; Cass., 19/12/2008, n. 29832).

Il giudice, si è in argomento precisato, attraverso il ricorso alle presunzioni (nonché l’esplicazione, se del caso, dei poteri istruttori attribuitigli dall’art. 421 c.p.c.) può sopperire alla carenza di prova, ma non anche al mancato esercizio dell’onere di allegazione,, concernente sia l’oggetto della domanda che le circostanze in fatto su cui la stessa si fonda (cfr. Cass., Sez. Un., 6 marzo 2009, n. 6454).

la prova del danno non patrimoniale da uccisione o da lesione (v. oltre) dello stretto congiunto può essere dunque data anche a mezzo di presunzioni (v. cass., 31/05/2003, n. 8827; cass., 31/05/2003, n. 8828; cass., 19/08/2003, n. 12124; cass., 15/07/2005, n. 15022; cass., 12/6/2006, n. 13546), che in argomento assumono anzi “precipuo rilievo” (v. cass., sez. un., 24/3/2006, n. 6572).

Le presunzioni valgono invero a sostanzialmente facilitare l’assolvimento dell’onere della prova da parte di chi ne è onerato, trasferendo sulla controparte l’onere della prova contraria (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546).

Come anche in dottrina posto in rilievo, la presunzione semplice o hominis si caratterizza perché il fatto che la fonda va provato in giudizio, mentre nella presunzione legale è stabilito dalla legge che, attraverso lo schema logico della presunzione, non vuole imporre conclusioni indefettibili, ma introduce uno strumento di accertamento dei fatti di causa che può anche presentare qualche margine di opinabilità nell’operata riconduzione, in base a regole (elastiche) di esperienza, del fatto ignoto da quello noto; mentre, quando queste regole si irrigidiscono, assumendo consistenza di normazione positiva, si ha un fenomeno qualitativamente diverso e dalla praesumptio hominis si trapassa nel campo della presunzione legale (v. cass., 12/6/2006, n. 13546. e già cass., 16 marzo 1979, n. 1564; cass., 7 luglio 1976, n. 2525).

una volta che la presunzione semplice si sia tuttavia formata, e sia stata rilevata (cioè, una volta che del fatto sul quale si fonda sia stata data o risulti la prova), essa ha la medesima efficacia che deve riconoscersi alla presunzione legale iuris tantum, in quanto l’una e l’altra trasferiscono a colui contro il quale esse depongono l’onere della prova contraria (v. cass., 12/6/2006, n. 13546; cass., 27/11/1999, n. 13291. diversamente v. peraltro cass., 16/3/1979, n. 1564).

a tale stregua, la presunzione solleva la parte che ex art. 2697 c.c. sarebbe onerata di provare il fatto previsto, che, come posto in rilievo in dottrina, deve considerarsi provato ove provato il “fatto base” (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546).

Quando ammessa, la presunzione, in assenza di prova contraria, impone al giudice di ritenere provato il fatto previsto senza consentirgli la valutazione ai sensi dell’art. 116 c.p.c. (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546).

Anche nella giurisprudenza di legittimità si è con riferimento alla prova per presunzioni semplici sottolineato che, nel dedurre dal fatto noto quello ignoto il giudice di merito incontra il solo limite del principio di probabilità (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546).

Non occorre cioè che i fatti su cui la presunzione si fonda siano tali da far apparire la esistenza del fatto ignoto come l’unica conseguenza possibile dei fatti accertati secondo un legame di necessità assoluta ed esclusiva (in tal senso v. peraltro Cass., 6/8/1999, n. 8489; Cass., 23/7/1999, n. 7954; Cass., 28/11/1998, n. 12088), ma è sufficiente che l’operata inferenza sia effettuata alla stregua di un canone di ragionevole probabilità, con riferimento alla connessione degli accadimenti la cui normale sequenza e ricorrenza può verificarsi secondo regole di esperienza (v. Cass., 23/3/2005, n. 6220; Cass., 16/7/2004, n. 13169; cass., 13/11/1996, n. 9961; cass., 18/9/1991, n. 9717; cass., 20/12/1982, n. 7026), basate sull’id quod plerumque accidit (v. cass., 30/11/2005, n. 6081; cass., 6/6/1997, n. 5082).

In presenza di tale allegazione il giudice deve quindi ritenere, sulla base della presunzione fondata essenzialmente sulla base della tipicità di determinati fatti in base alla regola di esperienza di tipo statistico, provati gli effetti che da tale fatto normalmente derivano, avendo riguardo ad una “apparenza” basata sul tipico decorso degli avvenimenti.

Incombe alla parte a cui sfavore opera la presunzione dare la prova contraria idonea a vincerla, con valutazione al riguardo spettante al giudice di merito (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546).

Costituendo un mezzo di prova di rango non inferiore agli altri, in quanto di grado non subordinato nella gerarchia dei mezzi di prova e dunque non “più debole” della prova diretta o rappresentativa, ben possono le presunzioni assurgere anche ad unica fonte di convincimento del giudice (v. Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972; Cass., Sez. Un., 24/3/2006, n. 6572, Cass., 12/6/2006, n. 13546, Cass., 6/7/2002, n. 9834), costituendo una “prova completa” (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546. E già Cass., 22 luglio 1968, n. 2643).

6DOMANDA COME VIENE STABILITA LA RESPONSABILITA’ IN UN INCIDENTE MORTALE?

RISPOSTA :DAI VERBALI DELL’AIUTORITA’ DAI TESTI , DALLA CINEMATICA A VOLTE DISPOSTA DAL PM O DA UNA CINEMATICA PRIVATA

COSA E’ UN A PERZIA CINEMATICA ?

E’ UNA PERIZIA FATTA DA UN TECNICO CHE INDIVIDUA IL PUNTO D’URTO LE RESPONSABILITà LA VELOCITA’ I COMPORTAMENTI DEIU OCNDUCENTI NELL’INCIDENTE

7DOMANDA TEMPI DI PRESCRIZIONE DEL RISARCIMENTO DEL DANNO AI CONGIUNTI

RISPOSTA Vi sono infatti alcune importanti eccezioni, e particolare rilevanza assume la possibilità per la quale se il fatto che ha cagionato il danno è configurabile come reato, si applicherà il più lungo termine di prescrizione previsto per il reato stesso.
Tuttavia il terzo comma dell’art. 2947 c.c. prevede che, qualora l’evento lesivo sia conseguenza di un reato, in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna intervenuta nel processo penale il diritto al risarcimento si prescriverà nel più breve termine di due anni; a decorrere però dalla data in cui tale sentenza diviene irrevocabile, e non già dalla data in cui è avvenuto il fatto lesivo.

1) Per i familiari che hanno diritto al risarcimento(coniuge,figli,genitori,fratelli,nonni)affidatevi a un avvocato che tratti il risarcimento danno da incidente mortale.

2) Fate seguire dal vostro difensore di persona offesa il penale che è in corso a seguito della morte del vostro congiunto.

3) l’importanza nell’ipotesi di nomina di un consulente del PM e dell’imputato per l’autopsia è di nominare un vostro consulente medico legale nell’ipotesi di incidenti stradali mortali

4) Chiedete o fate chiedere dal vostro avvocato i dati assicurativi del responsabile del danno.

5) confrontatevi spesso con il vostro avvocato sulle vostre aspettative risarcitorie, esistono tabelle che indicano il minimo e il massimo del risarcimento danni ai congiunti,

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certamente si, sia il coniuge, che i figli o genitori e anche i fratelli devono essere risarciti. Affinchè tu possa sentirti soddisfatto di ricevere il giusto risarcimento che insieme otterremo, chiedi l’assistenza legale sinistri all’avvocato sergio armaroli.

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E’stato pure affermato più volte (v., fra le altre, le sentenze 6 novembre 2000, n. 14440, 23 maggio 2003, n. 8169, 26 ottobre 2004, n. 20742, 16 dicembre 2005, n. 27723, e 21 ottobre 2009, n. 22287) che dette tabelle non costituiscono norme di diritto, né rientrano nella nozione di fatto di comune esperienza di cui all’art. 115 c.p.c., per cui non fanno parte del normale patrimonio di conoscenza del giudice; il che, però, non esime quest’ultimo, una volta che abbia fatto esplicito richiamo a determinate tabelle (per esempio, quelle applicate nel proprio distretto), dalla necessità di rispettarle e di dare conto esattamente delle ragioni per le quali abbia eventualmente ritenuto di discostarsene.

 

 

 

La produzione delle due tabelle nell’odierna sede di legittimità non comporta violazione dell’art. 372 cod. proc. civ., poiché esse non costituiscono documenti in senso proprio, non integrano nuovi elementi di fatto e devono comunque essere acquisite in giudizio ove il giudice di merito abbia fatto a dette tabelle specifico richiamo, avendo esse natura di allegazioni difensive in certa misura paragonabili a riferimenti giurisprudenziali (in tal senso, v. Cass., 8 maggio 2001, n. 6396).

 

 

 

 

Sulla Base Di Tali Affermazioni – Alle Quali Questa Pronuncia Intende Dare Continuità – La Motivazione Fornita Dalla Corte D’appello Di Firenze Non Appare Adeguata; Il Giudice Di Merito, Infatti, Dopo Aver Affermato Di Riconoscere Al S. Il Diritto Al Risarcimento Del Danno Iure Proprio In Relazione Alla Morte Del Genitore E Dopo Aver Fatto Esplicito Richiamo “Ai Criteri Medi Di Liquidazione Adottati In Sede Distrettuale”, Ha Liquidato La Somma Globale Di 50.000 Euro, Comprensiva Di Interessi. Tale Somma È, Sulla Base Delle Tabelle Distrettuali Di Firenze Vigenti A Partire Dal 2007 – E, Quindi, Applicabili Ratione Temporis – Inferiore A Quella Minima, La Quale Prevede, Per Il Risarcimento Del Danno Da Morte Di Un Genitore Non Convivente, Una Somma Da 60.000 A 200.000 Euro.


 

Non rileva in questa sede se la Corte fiorentina abbia utilizzato, come adombra il ricorrente, una tabella precedente (del 2003) ormai superata o se abbia seguito altri e diversi criteri di liquidazione.

È decisivo, invece, integrando gli estremi del vizio di contraddittoria motivazione, che il giudice abbia espressamente richiamato le tabelle distrettuali senza farne, in concreto, corretta applicazione e senza indicare le ragioni per le quali si sia da tali tabelle motivatamente discostato.

Né, d’altra parte, si pone alcun problema di eventuale applicabilità di diverse tabelle quali, ad esempio, quelle del Tribunale di Milano, cui questa Corte ha riconosciuto valenza generale di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno nella recente pronuncia 7 giugno 2011, n. 12408. A queste tabelle, infatti, il ricorrente ha fatto solo un generico richiamo nelle memorie presentate ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ., sicché l’argomento non trova ingresso nel presente giudizio.

  1. Il ricorso, pertanto, è accolto e la sentenza cassata. Ai fini della decisione, la causa va rinviata ad altra Sezione della medesima Corte d’appello di Firenze, che provvederà alla nuova determinazione del danno alla stregua dei criteri indicati in precedenza, oltre che alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

 

Scooter troppi incidenti Bologna, vuoi il giusto risarcimento? Ti spiego come fare,Quanto ai presupposti hanno affermato che il danno non patrimoniale è risarcibile non solo nei casi espressamente previsti dalla legge, secondo la lettera dell'art. 2059 c.c., ma anche in tutti i casi in cui il fatto illecito abbia leso un interesse o un valore della persona di rilievo costituzionale non suscettibile di valutazione economica. Quanto ai contenuti, hanno ritenuto che il danno non patrimoniale, pur costituendo una categoria unitaria, può essere distinto in pregiudizi di tipo diverso: biologico, morale ed esistenziale.

Scooter troppi incidenti Bologna, vuoi il giusto risarcimento? Ti spiego come fare,Quanto ai presupposti hanno affermato che il danno non patrimoniale è risarcibile non solo nei casi espressamente previsti dalla legge, secondo la lettera dell’art. 2059 c.c., ma anche in tutti i casi in cui il fatto illecito abbia leso un interesse o un valore della persona di rilievo costituzionale non suscettibile di valutazione economica. Quanto ai contenuti, hanno ritenuto che il danno non patrimoniale, pur costituendo una categoria unitaria, può essere distinto in pregiudizi di tipo diverso: biologico, morale ed esistenziale.

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – SENTENZA 29 maggio 2012, n.8557 – Pres. Segreto – est. Cirillo

Motivi della decisione

  1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360, n. 5) c.p.c., nella parte in cui la Corte d’appello avrebbe incongruamente applicato le tabelle di liquidazione del danno, nonché violazione, ai sensi dell’art. 360, n. 3), c.p.c., degli artt. 1226, 2043, 2054, 2056 e 2059 del codice civile.

Osserva il ricorrente che la liquidazione compiuta dal giudice di secondo grado, a titolo di ristoro del danno morale conseguente alla morte del proprio padre A..S. , della somma complessiva di 50.000 Euro comprensiva di interessi è avvenuta, secondo un criterio equitativo, in base al sistema di liquidazione adottato nella sede distrettuale di Firenze. La citata somma, peraltro, sarebbe ampiamente inferiore a quella che viene normalmente liquidata per la morte di un congiunto, anche adottando un criterio ‘medio’.


 

  1. Il ricorso è fondato.

Questa Corte è stata chiamata in numerose occasioni a verificare la corretta applicazione, da parte dei giudici di merito, dei criteri di valutazione equitativa del danno, sia biologico che morale. Al riguardo, si è posto, fra l’altro, il problema del ricorso alle c.d. tabelle, ossia a meccanismi di liquidazione predeterminati nelle diverse sedi giudiziarie attraverso il riferimento a varie voci, contenenti ciascuna un minimo ed un massimo nel cui ambito è consentito al giudice procedere alla liquidazione del singolo specifico episodio dannoso.

La giurisprudenza di questa Corte ha riconosciuto che al giudice di merito è consentito di assumere come parametri di riferimento le tabelle utilizzate nei vari Tribunali della Repubblica (sentenza 17 dicembre 2009, n. 26505); tuttavia, poiché si tratta del ricorso ad un criterio che è comunque equitativo e che trova il proprio fondamento normativo negli artt. 1226 e 2056 cod. civ., il giudice è tenuto a dare conto del criterio utilizzato (sentenza 8 novembre 2007, n. 23304), esplicitando in ogni caso quale sia il sistema seguito e provvedendo poi alla necessaria personalizzazione in riferimento al caso concreto (sentenza 9 maggio 2011, n. 10107).

È stato pure affermato più volte (v., fra le altre, le sentenze 6 novembre 2000, n. 14440, 23 maggio 2003, n. 8169, 26 ottobre 2004, n. 20742, 16 dicembre 2005, n. 27723, e 21 ottobre 2009, n. 22287) che dette tabelle non costituiscono norme di diritto, né rientrano nella nozione di fatto di comune esperienza di cui all’art. 115 c.p.c., per cui non fanno parte del normale patrimonio di conoscenza del giudice; il che, però, non esime quest’ultimo, una volta che abbia fatto esplicito richiamo a determinate tabelle (per esempio, quelle applicate nel proprio distretto), dalla necessità di rispettarle e di dare conto esattamente delle ragioni per le quali abbia eventualmente ritenuto di discostarsene.

La produzione delle due tabelle nell’odierna sede di legittimità non comporta violazione dell’art. 372 cod. proc. civ., poiché esse non costituiscono documenti in senso proprio, non integrano nuovi elementi di fatto e devono comunque essere acquisite in giudizio ove il giudice di merito abbia fatto a dette tabelle specifico richiamo, avendo esse natura di allegazioni difensive in certa misura paragonabili a riferimenti giurisprudenziali (in tal senso, v. Cass., 8 maggio 2001, n. 6396).

Sulla base di tali affermazioni – alle quali questa pronuncia intende dare continuità – la motivazione fornita dalla Corte d’appello di Firenze non appare adeguata; il giudice di merito, infatti, dopo aver affermato di riconoscere al S. il diritto al risarcimento del danno iure proprio in relazione alla morte del genitore e dopo aver fatto esplicito richiamo “ai criteri medi di liquidazione adottati in sede distrettuale”, ha liquidato la somma globale di 50.000 Euro, comprensiva di interessi. Tale somma è, sulla base delle tabelle distrettuali di Firenze vigenti a partire dal 2007 – e, quindi, applicabili ratione temporis – inferiore a quella minima, la quale prevede, per il risarcimento del danno da morte di un genitore non convivente, una somma da 60.000 a 200.000 Euro.

Non rileva in questa sede se la Corte fiorentina abbia utilizzato, come adombra il ricorrente, una tabella precedente (del 2003) ormai superata o se abbia seguito altri e diversi criteri di liquidazione.

È decisivo, invece, integrando gli estremi del vizio di contraddittoria motivazione, che il giudice abbia espressamente richiamato le tabelle distrettuali senza farne, in concreto, corretta applicazione e senza indicare le ragioni per le quali si sia da tali tabelle motivatamente discostato.

Né, d’altra parte, si pone alcun problema di eventuale applicabilità di diverse tabelle quali, ad esempio, quelle del Tribunale di Milano, cui questa Corte ha riconosciuto valenza generale di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno nella recente pronuncia 7 giugno 2011, n. 12408. A queste tabelle, infatti, il ricorrente ha fatto solo un generico richiamo nelle memorie presentate ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ., sicché l’argomento non trova ingresso nel presente giudizio.

  1. Il ricorso, pertanto, è accolto e la sentenza cassata. Ai fini della decisione, la causa va rinviata ad altra Sezione della medesima Corte d’appello di Firenze, che provvederà alla nuova determinazione del danno alla stregua dei criteri indicati in precedenza, oltre che alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Corte d’appello di Firenze, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

CASSAZIONE DANNO BIOLOGICO AVVOCATO INCIDENTE MORTALE TOSCANA LUCCA PISA PRATO PISTOIA

By | 2017-08-24T10:56:00+00:00 novembre 25th, 2016|avvocati bologna civile|0 Comments

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