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Pedone investito sulle strisce? come ottenere il risarcimento?chiama l'avv.Sergio Armaroli

DANNO DA INCIDENTE STRADALE,VITTIME DELLA STRADA, DANNO DA MORTE DEL CONGIUNTO

GRAVE INCIDENTE E NON SAI COME COMPORTARTI?

PEDONE INVESTITO?

 

TRASPORTATO FERITO? 

UN TUO CONGIUNTO E’ MORTO IN UN INCIDENTE?

INCIDENTE IN PULLMAN ,INCIDENTE IN BUS? 

PREVIO ACCORDO ANTICIPO LE SPESE MEDICHE

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI TRATTA GRAVI SINISTRI E SINISTRI MORTALI IN TUTTA ITALIA:

BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO, FAENZA,FORLI’RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA,LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.

 

 

 

LO STUDIO HA UNICA SEDE A BOLOGNA MA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI HA VALIDI DOMICILIATARI IN QUASI TUTTE LE CITTA’ ITALIANE

AVV SERGIO ARMAROLI 051 6447838

RESPONSABILITA’ CIVILE

 

La responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, ovvero dal transito di pedoni, veicoli, animali, ricorre quando un soggetto arrechi danno ad un altro soggetto ovvero a cose e/o animali, a causa di un determinato comportamento derivante dalla circolazione stradale.

Il soggetto danneggiante sarà sempre tenuto risarcire i danni arrecati laddove si provi l'imputabilità dell'evento dannoso (il danno cioè deve essere conseguenza della condotta del danneggiante).

Il nostro ordinamento, ex art. 2054 c.c., prevede una presunzione di responsabilità in capo al conducente. Ciò vuol dire che il conducente sarà tenuto a risarcire il danno causato, laddove non provi di aver fatto tutto il possibile per evitarlo.

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI TRATTA GRAVI SINISTRI E SINISTRI MORTALI IN TUTTA ITALIA:

BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO,FAENZA,FORLI’ RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.

Pedone investito sulle strisce ?come ottenere il risarcimento?chiama l'avv.Sergio Armaroli

LO STUDIO HA UNICA SEDE A BOLOGNA MA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI HA VALIDI DOMICILIATARI IN QUASI TUTTE LE CITTA’ ITALIANE

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838

NOZIONI GENERALI  CIRCA I POSSIBILI DANNEGGIATI

 

1)IL CONDUCENTE DEL VEICOLO

Per conducente si deve intendere colui che era collocato al posto di guida, e che pertanto, si trovava, al momento del sinistro, nella possibilità di compiere tutte le manovre necessarie per evitarlo.

In generale si reputa colpevole anche la condotta del conducente che non abbia previsto l’imprudenza dell’altro e che, pertanto, non abbia fatto nulla per evitare il sinistro (fatti salvi i casi in cui l'imprudenza dell'altro conducente non fosse in alcun modo prevedibile).

2)IL PROPRIETARIO DEL VEICOLO

Il proprietario del veicolo è responsabile in solido con il conducente, a meno che non provi che la circolazione del mezzo sia avvenuta contro la sua volontà.

Prendiamo per esempio l'ipotesi in cui il veicolo venga sottratto al padre/proprietario dal figlio maggiorenne senza il consenso di quest'ultimo. Qualora il figlio dovesse causare un sinistro stradale, il padre/proprietario potrà essere ritenuto esente da ogni responsabilità solo se riesca a dimostrare che il veicolo circolava senza il suo consenso.

Il conducente ed il proprietario sono sempre responsabili dei danni derivanti da vizi di manutenzione dell'autoveicolo (indipendentemente da un loro comportamento colpevole).

3)IL PEDONE NEL SITO VI E’ UN IMPORTANTE ARTICOLO

È pedone chi non conduce un veicolo (quindi anche chi porta a mano una bicicletta).

Il conducente risponde sempre dell'investimento del pedone, salvo che non provi l'imputabilità dell'incidente interamente alla condotta del pedone.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, la responsabilità del conducente viene meno quando:

il pedone, per cause estranee alla diligenza del conducente, non poteva essere avvistato;

il pedone sia venuto improvvisamente a trovarsi innanzi al veicolo ad una distanza così breve, da rendere inevitabile l'investimento;

il conducente non abbia compiuto alcuna infrazione.

Nel caso in cui, per esempio, un pedone venisse investito mentre attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali, il conducente non ne sarà ritenuto responsabile solo laddove si provi che il pedone abbia tenuto una condotta così imprevedibile da non consentire all'autista di poterlo avvistare (in sostanza non basta che il pedone abbia attraversato fuori dalle strisce per escludere la responsabilità del conducente).

Teniamo presente che viene a essere quasi impossibile l’esclusione di responsabilita’ di chi investe un pedone

PEDONE INVESTIMENTI PEDONI, RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTA,

 

Avv Sergio Armaroli 051 6447838 chiedi una consulenza

Cassazione SUI PEDONI E INVESTIMENTO ".Investimento pedone..il conducente del veicolo deve essere in grado di prevedere anche le imprudenze o le trasgressioni degli altri...."

Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI),

In caso di investimento del pedone, pertanto, la responsabilità risarcitoria sarà posta a carico dell’automobilista in modo pressoché automatico in quanto, per un verso, in mancanza di scontro tra veicoli non potrà trovare applicazione la presunzione di concorso paritetico di colpa stabilita dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. e, per altro verso, in ragione del fatto che, per principio generale sancito dall’art. 140 C.d.S., la circolazione del veicolo non deve mai costituire intralcio o pericolo per l’incolumità delle persone.

 

 

L’onere di fornire la complicatissima prova liberatoria, dunque, graverà integralmente a carico del conducente del veicolo investitore, ancorché non manchino pronunce di merito, nelle quali si afferma la necessità, in ogni caso, di procedere alla verifica dell’eventuale concorso di colpa del pedone:

:

 

 

 

In molte circostanze, infatti, la responsabilità del pedone nella verificazione del sinistro risulta esclusiva o preponderante, come nel caso in cui, per il concorrere di diversi fattori tra cui l'età e l'ubriachezza, esso attraversa la strada in maniera del tutto irregolare, o sbuca improvvisamente da dietro un veicolo in sosta, o cammina al buio in mezzo alla carreggiata.

 

Anche la Giurisprudenza tutela la figura del pedone e, non accogliendo il dato obiettivo che la circolazione stradale, soprattutto quella cittadina, è caratterizzata da una costante interazione tra i pedoni e gli altri utenti della strada, attribuisce al conducente dei veicoli i maggiori vincoli e le maggiori responsabilità in caso di sinistri. Così, se da una parte il Legislatore agli artt. 141 comma IV e 191 C.d.S. prevede una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente che gli impongono una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra parte il prevalente orientamento giurisprudenziale rende estremamente difficile per il conducente dimostrare l'insussistenza di una propria colpa in caso di investimento.

La Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente .

 

incidenti

incidenti

 

"Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.

 

 

 

incidenti

incidenti

 

Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 29-04-2011) 09-06-2011, n. 23309 P.Q.M.

 

 

Svolgimento del processo C.A.  ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe con la  quale  la corte di appello, parzialmente riformando in melius  la sentenza di primo grado solo relativamente alla durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente  di  guida, l'ha  riconosciuto colpevole del reato di omicidio colposo  aggravato dalla   violazione  della  normativa  sulla  circolazione   stradale, commesso alla guida della propria autovettura con l'investimento  del pedone          B.L..

 

 

Nessun  dubbio sussisteva, secondo il giudicante,  in ordine al  nesso di  causalità tra l'incidente e la morte del pedone, sopraggiunta in ospedale  qualche  giorno dopo, pur in assenza di  consulenza  medico legale.  Ciò  in  ragione delle gravi lesioni riportate  dal  pedone nell'occorso,  ricoverato  già  in prognosi  riservata  nel  reparto rianimazione.  Nessun rilievo doveva riconoscersi  ad  una  patologia preesistente  da  cui risultava affetto  il      B.,  giacchè  tale patologia, laddove esistente, non escludeva che causa primaria  della morte erano state proprio le lesioni riportate  nell'incidente.

 

 

Si  doveva  ravvisare  l'imprudenza del pedone  nell'attraversamento, effettuato senza considerare la presenza sulle strisce pedonali di un voluminoso  automezzo che interdiva la visuale ai  veicoli provenienti dall'opposto  senso di marcia, onde il pedone, nell'intraprendere  la manovra,  aggirando detto veicolo, avrebbe dovuto  prestare attenzione e  non  procedere "a passo svelto" senza considerare la  presenza  di veicoli.

 

Tuttavia,  ciò  non  escludeva  la "colpa"  dell'imputato,  giacchè questi, proprio per la presenza delle strisce pedonali, doveva essere avvertito  della  possibile presenza di pedoni,  che  avrebbe  dovuto imporre  una  particolare  cautela  e  l'ulteriore   riduzione   della velocità  tenuta  (pur, per vero, affatto elevata:  tale  velocità, determinata in 38 chilometri orari, era contenuta nel limite di legge previsto  nei  centri urbani, ma doveva ritenersi non  adeguata  alla situazione concreta).

La  pena  era  stata  contenuta  nei minimi  edittali  (sei  mesi  di reclusione) e non poteva essere ulteriormente ridotta.

In  particolare, non potevano concedersi le attenuanti generiche  con giudizio di prevalenza, in ragione della particolare importanza della norma  cautelare violata (regole di condotta da seguire nei confronti dei  pedoni). Nè poteva concedersi l'attenuante del risarcimento del danno, giacchè il risarcimento della compagnia di assicurazione  non risultava  tale  da consentire di ritenere integralmente  riparati  i danni subiti dai congiunti del deceduto.

Con il ricorso si censura la decisione sotto diversi profili.

In   primo   luogo,  si  deduce  la  contraddittorietà  e  manifesta illogicità dell'affermato giudizio di sussistenza del nesso  causale tra  il  sinistro  e  la  morte  del pedone,  per  non  essere  stato adeguatamente  considerato  il rilievo della  patologia  preesistente (ipertensione   arteriosa)  da  cui  doveva  ritenersi   affetto   il      B..

In  secondo  luogo, analogo vizio viene articolato  in  relazione  al riconosciuto  addebito  di  colpa, sostenendosi  che  l'automobilista aveva  tenuto  una adeguata condotta di guida, mentre  l'investimento era    da   ricondurre   in   toto   all'improvvida   modalità    di attraversamento, da ritenere imprevedibile.

Infine  si  censura il trattamento dosimetrico, sia  per  il  mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno,  a  fronte dell'avvenuto risarcimento ad opera dell'assicurazione,  da  ritenere satisfattivo tanto che non vi era stata costituzione di parte civile;

sia per il mancato giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche, che  si  assume  doveroso in ragione della ritenuta  imprevedibilità della condotta della vittima e della condotta complessivamente tenuta dall'automobilista.

Si insta, quindi, per l'annullamento.Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

Va  ricordato che la ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica  e  nella  sua eziologia - valutazione  delle  condotte  dei singoli  utenti  della strada coinvolti, accertamento delle  relative responsabilità, determinazione dell'efficienza causale  di  ciascuna colpa  concorrente - è rimessa al giudice di merito ed  integra  una serie  di  apprezzamenti di fatto che  sono sottratti al sindacato  di legittimità  se  sorretti  da adeguata  motivazione  (Sezione  4,  5 dicembre  2007,  Proc. Rep. Trib. Forlì in  proc.  Benelli;  nonchè, Sezione 4, 12 dicembre 2008, Spinelli), Qui risulta che il giudicante ha fatto buon governo dei propri poteri valutativi, nel ricostruire l'incidente e il nesso causale tra questo e  la  morte,  nel non trascurare i profili di colpa del pedone,  nel l'apprezza  re,  peraltro,  la violazione cautelare  specifica  della conducente 

dell'autoveicolo,  eziologicamente  rilevante   per   la verificazione dell'incidente.

Va  allora  rimarcato,  in  premessa, che,  poichè  le  norme  sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per fare fronte a situazioni di pericolo, anche quando  siano determinate da altrui comportamenti irresponsabili, la fiducia di  un conducente  nel  fatto che altri si attengano alle  prescrizioni  del legislatore,  se  mal  riposta,  costituisce  di  per  sè   condotta negligente.

In  altri  termini,  il conducente risponde anche   dei  comportamenti altrui,  sia pure non corretti, quando essi rappresentino prevedibili eventi   nella   circolazione  stradale.   In   questa   prospettiva, correttamente    non    è   stata   esclusa    la    responsabilità dell'automobilista (in colpa) pur a fronte della condotta  dell'altro utente  della  strada  (parimenti  in  colpa),  essendo  pacifica  la prevedibilità di una condotta quale quella nello specifico tenuta da quest'ultimo,   tale   che   avrebbe   potuto   e   dovuto    imporre all'automobilista  di  tenere  conto di  detta  situazione  prima  di impegnarsi nella manovra contestata (per riferimenti, cfr. Sezione 4, 14 febbraio 2008, Notarnicola ed altro).

 

Quanto detto consente di ritenere corretto il rilievo attribuito  dal giudicante alla condotta del pedone, come ricostruita.

 

Venendo poi all'addebito di colpa contestato all'imputato.

Al  riguardo,  come è noto, le norme che presiedono il comportamento del  conducente  del veicolo, oltre a quelle  generiche  di  prudenza, cautela   ed   attenzione,  sono  principalmente  quelle  rinvenibili nell'art.  140 C.d.S., che pone, quale principio generale informatore della   circolazione,  l'obbligo  di  comportarsi  in  modo  da   non costituire  pericolo o intralcio per  la circolazione ed in  modo  che sia  in  ogni  caso  salvaguardata la  sicurezza  stradale,  e  negli articoli   seguenti,   laddove   si   sviluppano,   puntualizzano   e circoscrivono le specifiche regole di condotte.

Tra  queste  ultime,  di rilievo, con riguardo  al  comportamento  da tenere  nei  confronti dei pedoni, sono quelle dettagliate  nell'art. 191  C.d.S.,  che  trovano il loro pendant nel  precedente  art.  190 C.d.S.,  che,  a  sua  volta,  dettaglia  le  regole  comportamentali cautelari e prudenziali che deve rispettare il pedone.

In  questa  prospettiva,  rileva la regola  prudenziale  e  cautelare fondamentale  che  deve presiedere al comportamento  del  conducente, sintetizzabile nell'"obbligo di attenzione" che questi deve tenere al fine  di  "avvistare"  il  pedone  sì  da  potere  porre  in  essere efficacemente gli opportuni (rectius,  i necessari) accorgimenti  atti a prevenire il rischio di un investimento.

Il  dovere  di  attenzione del conducente teso  all'avvistamento  del pedone  trova il suo parametro di riferimento (oltre che nelle regole di  comune e generale prudenza) nel richiamato principio generale  di cautela   che  informa  la  circolazione  stradale  e  si  sostanzia, essenzialmente,   in   tre   obblighi  comportamentali:   quello   di ispezionare  la  strada dove si procede o  che si sta  per  impegnare;

quello  di  mantenere un costante controllo del veicolo  in  rapporto alle  condizioni  della  strada e del traffico;  quello,  infine,  di prevedere tutte quelle situazioni che la comune esperienza comprende, in  modo da non costituire intralcio o pericolo per gli altri  utenti della  strada  (in  particolare,  proprio  dei  pedoni)  (cfr.,   per riferimenti,  Sezione  4,  gennaio 1991, Del  Frate;  Sezione  4,  12 ottobre 2005, Leonini; Sezione 4, 13 ottobre 2005, Tavoliere).

Trattasi  di  obblighi comportamentali posti a carico del  conducente anche  per la prevenzione di eventuali comportamenti irregolari dello stesso   pedone  (qui  astrattamente  ipotizzabili  e   in   concreto verificatisi in ragione della modalità di attraversamento  da  parte del  pedone, "a passo svelto", pur in un contesto locale ove  per  la presenza del veicolo ingombrante parcheggiato in corrispondenza delle strisce  pedonali  poteva essere interdetta la  visuale  completa  da parte  dei  conducenti dei veicoli che percorrevano la strada),  vuoi genericamente  imprudenti (tipico il caso del pedone che  si  attarda nell'attraversamento,  quando  il  semaforo,  divenuto  verde,  ormai consente  la  marcia  degli  automobilisti),  vuoi  violativi   degli obblighi  comportamentali  specifici, dettati  dall'art.  190  C.d.S. (tipico,  quello dell'attraversamento della carreggiata al

di  fuori degli  appositi attraversamenti pedonali; altrettanto tipico,  quello dell'attraversamento  stradale passando anteriormente  agli  autobus, filoveicoli  e  tram in sosta alle fermate). Il conducente,  infatti, ha,  tra  gli  altri,  anche  l'obbligo  di  prevedere  le  eventuali imprudenze  o  trasgressioni degli altri utenti  della  strada  e  di cercare  di prepararsi a superarle senza danno altrui (v. Sezione  4, 30  novembre 1992, Cat Berrò).

Ne  discende  che  il conducente del veicolo può  andare  esente  da responsabilità, in caso di investimento del pedone, non per il  solo fatto  che  risulti accertato un comportamento colposo (imprudente  o violativo  di una specifica regola comportamentale) del  pedone  (una tale  condotta  risulterebbe concausa dell'evento lesivo,  penalmente non  rilevante per escludere la responsabilità del conducente:  cfr. art.  41  c.p.,   comma  1), ma occorre che  la  condotta  del  pedone configuri,   per  i  suoi  caratteri,  una  vera  e   propria   causa eccezionale, atipica, non prevista nè prevedibile, che sia stata  da sola sufficiente  a produrre l'evento (cfr. art. 41 c.p., comma 2).

Ciò  che  può ritenersi solo allorquando il conducente del  veicolo investitore (nella cui condotta non sia ovviamente ravvisabile  alcun profilo  di colpa, vuoi generica vuoi specifica) si sia trovato,  per motivi  estranei  ad ogni suo obbligo di  diligenza,  nella  oggettiva impossibilità  di  "avvistare" il pedone e  di osservarne,  comunque, tempestivamente  i  movimenti,  attuati  in  modo  rapido,  inatteso, imprevedibile.  Solo  in  tal  caso, in  vero,  l'incidente  potrebbe ricondursi  eziologicamente proprio esclusivamente alla condotta  del pedone,  avulsa totalmente dalla condotta del conducente ed  operante in assoluta autonomia rispetto a quest'ultima.

Tale  situazione, interruttiva del nesso di causalità, qui non  può porsi,  vuoi perchè il pedone ha comunque iniziato l'attraversamento praticamente sulle strisce, ma anche perchè, comunque, non è emersa alcuna   situazione  di  imprevedibilità  nell'apprezzamento   della presenza del pedone. Giustamente ha evidenziato il giudice di  merito che  vuoi  la  presenza delle strisce pedonali,  vuoi  il  parcheggio irregolare del veicolo "voluminoso" in corrispondenza di tali strisce avrebbero  dovuto imporre all'automobilista particolare  cautela  non essendo  "imprevedibile"  la  presenza di  un  pedone  nella  fase  di attraversamento.

In  questa  prospettiva, la censura è di merito e  inaccoglibile  in questa sede.

Correttamente   e  ampiamente  giustificato  è  il   profilo   della sussistenza del nesso causale tra l'Incidente e la morte. Del  resto, in  caso di omicidio colposo, la presenza (qui rappresentata comunque come  eventuale) di una patologia preesistente da  cui sia affetto  la vittima  di  un  incidente stradale non ha normalmente  l'effetto  di interrompere   il  nesso  causale  rispetto  alla  condotta   colposa produttiva  dell'evento, giacchè di regola non è  estraneo  all'area di rischio innescata da tale condotta lesiva.

Nella  specie,  il giudice di merito ha del resto  soffermato  la  sua attenzione  in  modo  affatto illogico sulla gravità  delle  lesioni riportate dal pedone nel l'occorso, tanto da imporre il suo  ricovero in rianimazione.

Corretto   e   incensurabile  è  il  diniego   dell'attenuante   del risarcimento del danno.

Vale  il  principio  secondo  cui,  ai  fini  della  configurabilità dell'attenuante  di cui all'art. 62 c.p.,  n. 6, il  risarcimento  del danno  deve  essere  integrale,  comprensivo,  quindi,  della  totale riparazione  di ogni effetto dannoso e la valutazione in ordine  alla corrispondenza  tra transazione  e danno spetta al giudice,  che  può anche  disattendere,  con  adeguata motivazione,  ogni  dichiarazione satisfattiva resa dalla parte  lesa (Sezione 4, 22 maggio 2009, Usai).

Qui,  il  giudicante  ha  spiegata la  ragione  per  cui  non  poteva affermarsi  che il risarcimento fosse integralmente satisfattivo  dei danni e il relativo apprezzamento non può essere qui rinnovato.

Del resto, per affermare il contrario, non basterebbe valorizzare  il dato della mancata costituzione di parte civile, ove si consideri che la giurisprudenza attribuisce al giudice di  negare l'attenuante anche in presenza di dichiarazione satisfattiva della parte lesa.

Inaccoglibile  è  il  motivo  sul  giudizio  di  comparazione  delle attenuanti.

Il  giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti non  è  censurabile in sede di legittimità qualora  il  giudice  di merito  abbia  giustificato la soluzione adottata con la  indicazione degli   elementi  ritenuti  prevalenti  ai  fini  del   giudizio   di comparazione,  anche se non abbia confutato tutte le deduzioni  delle parti volte a conseguire una diversa valutazione comparativa di tutte le  circostanze  del  reato.  In questa  prospettiva,  le  statuizioni relative  al  giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti  ed attenuanti, effettuato in riferimento ai criteri di cui all'art.  133 c.p.,  sono censurabili in cassazione solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Sezione 6, 8 luglio 2009, Abruzzese ed  altri).

Qui,  il  giudicante  ha  motivato il giudizio  di  sola  equivalenza evidenziando,  in  modo  affatto illogico, la gravità  della  regola cautelare  violata  e  apprezzando, del resto, in   modo  compiuto  il complessivo trattamento sanzionatorio.

Al  rigetto  del  ricorso segue ex art. 616 c.p.p., la  condanna  del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle  spese processuali.

 

 

Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI), è anche vero che secondo una ricerca dell'Università di Trieste (in “La Criminalità Colposa nel Traffico Stradale” di Correra-Martucci-Putignano, Cedam 1996), in un elevato numero di casi (il 36,8%) l'imprudenza del pedone si è rivelata come la causa primaria dell'investimento.

 

 In molte circostanze, infatti, la responsabilità del pedone nella verificazione del sinistro risulta esclusiva o preponderante, come nel caso in cui, per il concorrere di diversi fattori tra cui l'età e l'ubriachezza, esso attraversa la strada in maniera del tutto irregolare, o sbuca improvvisamente da dietro un veicolo in sosta, o cammina al buio in mezzo alla carreggiata.

 

Un tanto viene confermato anche dalle statistiche, secondo le quali il rischio di investimento stradale è particolarmente alto nella popolazione anziana: 107 decessi nella fascia di età compresa tra 80 e 84 anni, 1.575 feriti in quella tra 70 e 74 anni.

Anche la Giurisprudenza tutela la figura del pedone e, non accogliendo il dato obiettivo che la circolazione stradale, soprattutto quella cittadina, è caratterizzata da una costante interazione tra i pedoni e gli altri utenti della strada, attribuisce al conducente dei veicoli i maggiori vincoli e le maggiori responsabilità in caso di sinistri. Così, se da una parte il Legislatore agli artt. 141 comma IV e 191 C.d.S. prevede una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente che gli impongono una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra parte il prevalente orientamento giurisprudenziale rende estremamente difficile per il conducente dimostrare l'insussistenza di una propria colpa in caso di investimento.

In particolare, la Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente e, lungi dal considerarla raggiunta in caso di inosservanza da parte del pedone delle norme poste a suo carico (art. 190 C.d.S.), pretende un comportamento dell'investitore tale da escludere quasi totalmente il nesso di causalità tra il suo comportamento ed il fatto lesivo: "Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.

 

 

4) IL TRASPORTATO

Il trasportato, che abbia subito danni per effetto di un sinistro stradale,potrà ai sensi del D.Lgs. 209/2005 essere risarcito direttamente dall'impresa assicuratrice del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti. Il trasportato ha sempre ragione ,ma il risarcimento puo’ essere limitato o ridotto se non aveva il trasportato le cinture di sicurezza.

UN CONSIGLIO MIO PERSONALE, SE USCENDO CON AMICI MI ACCORGETE DI AVER ALZATO IL GOMITO CON L’ALCOL (FATE I TRASPORTATI FATE GUIDARE ALTRI)

Il trasportato, inoltre, mantiene il diritto al risarcimento del maggior danno, nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile.

SCONTRO TRA PIÙ VEICOLI PRESUNZIONE ART 2054 CC

Nel caso di scontro tra più veicoli, vi è una presunzione di concorso di colpa a carico di ciascuno dei conducenti (cioè tutti vengono ritenuti responsabili).

Per la giurisprudenza, si ha scontro in caso di:

collisione tra due veicoli provenienti in senso di marcia opposto;

tamponamento tra veicoli proveniente nello stesso senso di marcia;

contatto tra più veicoli (come nei casi di tamponamenti a catena o di carambolo di una autovettura).

In tutte queste ipotesi i due conducenti saranno ritenuti entrambi responsabili del sinistro, salvo che uno dei due non riesca a provare la sola colpa dell'altro conducente.

RICHIESTA DI RISARCIMENTO DEL DANNO: FASE STRAGIUDIZIALE

DENUNCIA DEL SINISTRO COME DI FA UNA DENUNCIA DI SINISTRO

Una volta avvenuto un sinistro stradale, i conducenti dei veicoli coinvolti devono farne denuncia alla propria compagnia assicurativa.

Il modulo della denuncia deve contenere: dati anagrafici dei proprietari e dei conducenti se diversi, gli estremi della polizza assicurativa e gli estremi dei veicoli incidentati. Si dovranno indicare altresì luogo dell'incidente, data e ora e tipo di danno occorsi. Laddove presenti, si dovranno indicare nomi di eventuali testimoni.

RICHIESTA RISARCIMENTO ATTENZIONE ALLA PRESCRIZIONE

1) per danni a cose: la richiesta di risarcimento per danni a cose va effettuata mediante lettera raccomandata a/r da inviarsi alla Compagnia assicurativa del danneggiante; in cui dovranno venire indicati il luogo e gli orari in cui il perito della compagnia assicurativa potrà prendere visione del veicolo danneggiato;

2) per danni da lesione personale: la richiesta di risarcimento deve venir effettutata mediante lettera raccomandata a/r indirizzato alla compagnia assicuratrice del danneggiato e deve contenere la descrizione del sinistro, l'età e l'attività del danneggiato, lo stato di famiglia e soprattutto il certificato medico.

La compagnia assicurativa deve rispondere entro 60 giorni, formulando l'offerta risarcitoria ovvero esplicando le ragioni per cui ritiene di non poterla accogliere.

Se l'offerta dell'assicuratore viene accettata dal danneggiato, il primo dovrà liquidare la somma pattuita entro e non oltre 15 giorni.

In caso di rifiuto del danneggiato (anche per sua mancata replica), l'assicurazione inviare la somma indicata al danneggiato a titolo di parziale risarcimento del danno.

INDENNIZZO DIRETTO

In caso di scontro tra due veicoli a motore, dal quale siano derivati danni a veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati potranno rivolgere la richiesta di risarcimento alla propria assicurazione (intendendosi la compagnia assicurativa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato dal danneggiante).

La corte costituzionale con sentenza n.180/2009, tuttavia, ha statuito che l'azione d'indennizzo verso la propria assicurazione è facoltativa, pertanto il danneggiato potrà in alternativa rivolgersi all'assicurazione del responsabile dell'incidente. La procedura d'indennizzo diretto è un sistema facoltativo per cui il danneggiato potrà decidere di agire sia contro la propia assicurazione sia contro la compagnia assicurativa del responsabile.

La procedura del risarcimento diretto può essere attivata solo nel caso discontro tra due veicoli immatricolati in Italia (ovvero anche quando si tratti di scontro tra un automobile ed un ciclomotore) ed in caso di danni alla persona solo per lesioni fino al 9% d'invalidità permanente. In nessun caso l'indennizzo diretto potrà operarre a fare del terzo trasportato.

FASE GIUDIZIALE: RICHIESTA RISARCIMENTO DANNI

Nei casi in cui non si riesca ad addivenire ad una soluzione stragiudiziale rispetto all'an ed al quantum del risarcimento, il danneggiato potrà ricorrere alla competente Autorità Giudiziale.

In questa fase, il danneggiato dovrà chiamare in causa la Compagnia Assicurativa del danneggiante, nonché il proprietario ed il conducente del veicolo danneggiante, al fine di ottenere il risarcimento del danno (ovvero del maggior danno) subito.

FONDO GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA

Nel caso in cui il sinistro sia stato cagionato da:

veicolo non identificato;

veicolo non coperto da assicurazione;

veicolo assicurato con una compagnia assicurativa che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta;

veicolo posto in circolazione contro la volontà del proprietario (es. in caso di furto);

il danneggiato (non essendo individuato il soggetto contro cui proporre azione di risarcimento) dovrà accedere al Fondo di Garanzia Per Le Vittime Della Strada, costituito presso la CONSAP, da cui potrà ottenere il risarcimento della propria pretesa fino al limite massimale previsto dalla legge vigente in quel momento           

 

 

 

 

 

DANNO DA INCIDENTE STRADALE,VITTIME DELLA STRADA, DANNO DA MORTE DEL CONGIUNTO

GRAVEINCIDENTE E NON SAI COME COMPORTARTI?

 

UN TUO CONGIUNTO E’ MORTO IN UN INCIDENTE?

 

PREVIO ACCORDO ANTICIPO LE SPESE MEDICHE

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI TRATTA GRAVI SINISTRI E SINISTRI MORTALI IN TUTTA ITALIA:

BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO, FAENZA,FORLI’RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA,LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.

 

LO STUDIO HA UNICA SEDE A BOLOGNA MA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI HA VALIDI DOMICILIATARI IN QUASI TUTTE LE CITTA’ ITALIANE

AVV SERGIO ARMAROLI 051 6447838

RESPONSABILITA’ CIVILE

 

La responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, ovvero dal transito di pedoni, veicoli, animali, ricorre quando un soggetto arrechi danno ad un altro soggetto ovvero a cose e/o animali, a causa di un determinato comportamento derivante dalla circolazione stradale.

Il soggetto danneggiante sarà sempre tenuto risarcire i danni arrecati laddove si provi l'imputabilità dell'evento dannoso (il danno cioè deve essere conseguenza della condotta del danneggiante).

Il nostro ordinamento, ex art. 2054 c.c., prevede una presunzione di responsabilità in capo al conducente. Ciò vuol dire che il conducente sarà tenuto a risarcire il danno causato, laddove non provi di aver fatto tutto il possibile per evitarlo.

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI TRATTA GRAVI SINISTRI E SINISTRI MORTALI IN TUTTA ITALIA:

BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO,FAENZA,FORLI’ RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.

 

LO STUDIO HA UNICA SEDE A BOLOGNA MA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI HA VALIDI DOMICILIATARI IN QUASI TUTTE LE CITTA’ ITALIANE

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838

NOZIONI GENERALI  CIRCA I POSSIBILI DANNEGGIATI

 

1)IL CONDUCENTE DEL VEICOLO

Per conducente si deve intendere colui che era collocato al posto di guida, e che pertanto, si trovava, al momento del sinistro, nella possibilità di compiere tutte le manovre necessarie per evitarlo.

In generale si reputa colpevole anche la condotta del conducente che non abbia previsto l’imprudenza dell’altro e che, pertanto, non abbia fatto nulla per evitare il sinistro (fatti salvi i casi in cui l'imprudenza dell'altro conducente non fosse in alcun modo prevedibile).

2)IL PROPRIETARIO DEL VEICOLO

Il proprietario del veicolo è responsabile in solido con il conducente, a meno che non provi che la circolazione del mezzo sia avvenuta contro la sua volontà.

Prendiamo per esempio l'ipotesi in cui il veicolo venga sottratto al padre/proprietario dal figlio maggiorenne senza il consenso di quest'ultimo. Qualora il figlio dovesse causare un sinistro stradale, il padre/proprietario potrà essere ritenuto esente da ogni responsabilità solo se riesca a dimostrare che il veicolo circolava senza il suo consenso.

 

incidente semaforo arancione incidente stradale semaforo rosso, incidente sotto semaforo, incidente con semaforo verde, incidente passaggio semaforo rosso, incidente incrocio semaforo lampeggiante, incidente con il semaforo rosso, incidente al semaforo chi ha ragione, incidenti ai semafori, incidente con semaforo giallo semaforo guasto incidente danno morale ai parenti, danno biologico ai parenti,danno biologico parenti

 

danno esistenziale parenti,danno morale parenti,danno morale parenti macroleso

 

danno morale parenti vittima, calcolo danno morale parenti, danno tanatologico parenti,danno non patrimoniale parenti, risarcimento danno parenti, risarcimento danni parenti sinistro stradale, danno tanatologico parenti, risarcimento del danno tra parenti danno morale parenti vittima, risarcimento danni parenti vittima, incidente stradale al semaforosinistro stradale assicurazione, sinistro stradale auto rubata, sinistro stradale azione contro responsabile civile,sinistro stradale danno morale,sinistro stradale danni risarcibili,sinistro stradale fondo di garanzia, sinistro stradale in itinere risarcimento. sinistro stradale assicurazione straniera,sinistro stradale danneggiato non assicurato,sinistro stradale chi ha ragione, sinistro stradale intervento carabinieri,sinistro stradale azione contro responsabile civile,sinistro stradale auto rubata sinistro stradale denuncia assicurazione, sinistro stradale avvocato, sinistro stradale e risarcimento danni. sinistro stradale indennizzo diretto, tabella risarcimento danni fisici incidente stradale, risarcimento danni fisici sinistro stradale, liquidazione danni fisici, indennizzo diretto danni fisici, tabelle risarcimento danni fisici incidente stradalerisarcimento danni fisici da incidente stradale,risarcimento danni fisici tabelle, risarcimento danni sinistro stradale,calcolo risarcimento danni da incidente stradale mortale,risarcimento danni sinistro stradale mortale,risarcimento danni sinistro stradale mortale tabelle, incidente stradale mortale, incidente stradale mortale incidente stradale mortale ieri,incidente stradale mortale cosa fare,incidente stradale mortale autostrada, rimborso assicurativo per incidente stradale,risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimento danni incidente mortale,risarcimento assicurazione incidente stradale danni fisici,indennizzo incidente mortale,risarcimento per morte in incidente stradale,calcolo indennizzo per incidente stradale, calcolo risarcimento danni da incidente stradale mortalerisarcimento danni da morte incidente stradale, risarcimento in caso di morte per incidente stradale, rimborso assicurativo per incidente stradale mortale, incidente stradale indennizzo, infortuni stradali risarcimento

 

 

 

 

Il conducente ed il proprietario sono sempre responsabili dei danni derivanti da vizi di manutenzione dell'autoveicolo (indipendentemente da un loro comportamento colpevole).

3)IL PEDONE NEL SITO VI E’ UN IMPORTANTE ARTICOLO

È pedone chi non conduce un veicolo (quindi anche chi porta a mano una bicicletta).

Il conducente risponde sempre dell'investimento del pedone, salvo che non provi l'imputabilità dell'incidente interamente alla condotta del pedone.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, la responsabilità del conducente viene meno quando:

il pedone, per cause estranee alla diligenza del conducente, non poteva essere avvistato;

il pedone sia venuto improvvisamente a trovarsi innanzi al veicolo ad una distanza così breve, da rendere inevitabile l'investimento;

il conducente non abbia compiuto alcuna infrazione.

Nel caso in cui, per esempio, un pedone venisse investito mentre attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali, il conducente non ne sarà ritenuto responsabile solo laddove si provi che il pedone abbia tenuto una condotta così imprevedibile da non consentire all'autista di poterlo avvistare (in sostanza non basta che il pedone abbia attraversato fuori dalle strisce per escludere la responsabilità del conducente).

Teniamo presente che viene a essere quasi impossibile l’esclusione di responsabilita’ di chi investe un pedone

PEDONE INVESTIMENTI PEDONI, RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTA,

 

Avv Sergio Armaroli 051 6447838 chiedi una consulenza

Cassazione SUI PEDONI E INVESTIMENTO ".Investimento pedone..il conducente del veicolo deve essere in grado di prevedere anche le imprudenze o le trasgressioni degli altri...."

Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI),

In caso di investimento del pedone, pertanto, la responsabilità risarcitoria sarà posta a carico dell’automobilista in modo pressoché automatico in quanto, per un verso, in mancanza di scontro tra veicoli non potrà trovare applicazione la presunzione di concorso paritetico di colpa stabilita dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. e, per altro verso, in ragione del fatto che, per principio generale sancito dall’art. 140 C.d.S., la circolazione del veicolo non deve mai costituire intralcio o pericolo per l’incolumità delle persone.

 

 

L’onere di fornire la complicatissima prova liberatoria, dunque, graverà integralmente a carico del conducente del veicolo investitore, ancorché non manchino pronunce di merito, nelle quali si afferma la necessità, in ogni caso, di procedere alla verifica dell’eventuale concorso di colpa del pedone:

:

 

 

 

In molte circostanze, infatti, la responsabilità del pedone nella verificazione del sinistro risulta esclusiva o preponderante, come nel caso in cui, per il concorrere di diversi fattori tra cui l'età e l'ubriachezza, esso attraversa la strada in maniera del tutto irregolare, o sbuca improvvisamente da dietro un veicolo in sosta, o cammina al buio in mezzo alla carreggiata.

 

Anche la Giurisprudenza tutela la figura del pedone e, non accogliendo il dato obiettivo che la circolazione stradale, soprattutto quella cittadina, è caratterizzata da una costante interazione tra i pedoni e gli altri utenti della strada, attribuisce al conducente dei veicoli i maggiori vincoli e le maggiori responsabilità in caso di sinistri. Così, se da una parte il Legislatore agli artt. 141 comma IV e 191 C.d.S. prevede una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente che gli impongono una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra parte il prevalente orientamento giurisprudenziale rende estremamente difficile per il conducente dimostrare l'insussistenza di una propria colpa in caso di investimento.

La Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente .

 

"Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.

 

 

 

Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 29-04-2011) 09-06-2011, n. 23309 P.Q.M.

 

 

Svolgimento del processo C.A.  ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe con la  quale  la corte di appello, parzialmente riformando in melius  la sentenza di primo grado solo relativamente alla durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente  di  guida, l'ha  riconosciuto colpevole del reato di omicidio colposo  aggravato dalla   violazione  della  normativa  sulla  circolazione   stradale, commesso alla guida della propria autovettura con l'investimento  del pedone          B.L..

 

 

Nessun  dubbio sussisteva, secondo il giudicante,  in ordine al  nesso di  causalità tra l'incidente e la morte del pedone, sopraggiunta in ospedale  qualche  giorno dopo, pur in assenza di  consulenza  medico legale.  Ciò  in  ragione delle gravi lesioni riportate  dal  pedone nell'occorso,  ricoverato  già  in prognosi  riservata  nel  reparto rianimazione.  Nessun rilievo doveva riconoscersi  ad  una  patologia preesistente  da  cui risultava affetto  il      B.,  giacchè  tale patologia, laddove esistente, non escludeva che causa primaria  della morte erano state proprio le lesioni riportate  nell'incidente.

 

 

Si  doveva  ravvisare  l'imprudenza del pedone  nell'attraversamento, effettuato senza considerare la presenza sulle strisce pedonali di un voluminoso  automezzo che interdiva la visuale ai  veicoli provenienti dall'opposto  senso di marcia, onde il pedone, nell'intraprendere  la manovra,  aggirando detto veicolo, avrebbe dovuto  prestare attenzione e  non  procedere "a passo svelto" senza considerare la  presenza  di veicoli.

 

Tuttavia,  ciò  non  escludeva  la "colpa"  dell'imputato,  giacchè questi, proprio per la presenza delle strisce pedonali, doveva essere avvertito  della  possibile presenza di pedoni,  che  avrebbe  dovuto imporre  una  particolare  cautela  e  l'ulteriore   riduzione   della velocità  tenuta  (pur, per vero, affatto elevata:  tale  velocità, determinata in 38 chilometri orari, era contenuta nel limite di legge previsto  nei  centri urbani, ma doveva ritenersi non  adeguata  alla situazione concreta).

La  pena  era  stata  contenuta  nei minimi  edittali  (sei  mesi  di reclusione) e non poteva essere ulteriormente ridotta.

In  particolare, non potevano concedersi le attenuanti generiche  con giudizio di prevalenza, in ragione della particolare importanza della norma  cautelare violata (regole di condotta da seguire nei confronti dei  pedoni). Nè poteva concedersi l'attenuante del risarcimento del danno, giacchè il risarcimento della compagnia di assicurazione  non risultava  tale  da consentire di ritenere integralmente  riparati  i danni subiti dai congiunti del deceduto.

Con il ricorso si censura la decisione sotto diversi profili.

In   primo   luogo,  si  deduce  la  contraddittorietà  e  manifesta illogicità dell'affermato giudizio di sussistenza del nesso  causale tra  il  sinistro  e  la  morte  del pedone,  per  non  essere  stato adeguatamente  considerato  il rilievo della  patologia  preesistente (ipertensione   arteriosa)  da  cui  doveva  ritenersi   affetto   il      B..

In  secondo  luogo, analogo vizio viene articolato  in  relazione  al riconosciuto  addebito  di  colpa, sostenendosi  che  l'automobilista aveva  tenuto  una adeguata condotta di guida, mentre  l'investimento era    da   ricondurre   in   toto   all'improvvida   modalità    di attraversamento, da ritenere imprevedibile.

Infine  si  censura il trattamento dosimetrico, sia  per  il  mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno,  a  fronte dell'avvenuto risarcimento ad opera dell'assicurazione,  da  ritenere satisfattivo tanto che non vi era stata costituzione di parte civile;

sia per il mancato giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche, che  si  assume  doveroso in ragione della ritenuta  imprevedibilità della condotta della vittima e della condotta complessivamente tenuta dall'automobilista.

Si insta, quindi, per l'annullamento.Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

Va  ricordato che la ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica  e  nella  sua eziologia - valutazione  delle  condotte  dei singoli  utenti  della strada coinvolti, accertamento delle  relative responsabilità, determinazione dell'efficienza causale  di  ciascuna colpa  concorrente - è rimessa al giudice di merito ed  integra  una serie  di  apprezzamenti di fatto che  sono sottratti al sindacato  di legittimità  se  sorretti  da adeguata  motivazione  (Sezione  4,  5 dicembre  2007,  Proc. Rep. Trib. Forlì in  proc.  Benelli;  nonchè, Sezione 4, 12 dicembre 2008, Spinelli), Qui risulta che il giudicante ha fatto buon governo dei propri poteri valutativi, nel ricostruire l'incidente e il nesso causale tra questo e  la  morte,  nel non trascurare i profili di colpa del pedone,  nel l'apprezza  re,  peraltro,  la violazione cautelare  specifica  della conducente 

dell'autoveicolo,  eziologicamente  rilevante   per   la verificazione dell'incidente.

Va  allora  rimarcato,  in  premessa, che,  poichè  le  norme  sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per fare fronte a situazioni di pericolo, anche quando  siano determinate da altrui comportamenti irresponsabili, la fiducia di  un conducente  nel  fatto che altri si attengano alle  prescrizioni  del legislatore,  se  mal  riposta,  costituisce  di  per  sè   condotta negligente.

In  altri  termini,  il conducente risponde anche   dei  comportamenti altrui,  sia pure non corretti, quando essi rappresentino prevedibili eventi   nella   circolazione  stradale.   In   questa   prospettiva, correttamente    non    è   stata   esclusa    la    responsabilità dell'automobilista (in colpa) pur a fronte della condotta  dell'altro utente  della  strada  (parimenti  in  colpa),  essendo  pacifica  la prevedibilità di una condotta quale quella nello specifico tenuta da quest'ultimo,   tale   che   avrebbe   potuto   e   dovuto    imporre all'automobilista  di  tenere  conto di  detta  situazione  prima  di impegnarsi nella manovra contestata (per riferimenti, cfr. Sezione 4, 14 febbraio 2008, Notarnicola ed altro).

 

Quanto detto consente di ritenere corretto il rilievo attribuito  dal giudicante alla condotta del pedone, come ricostruita.

 

Venendo poi all'addebito di colpa contestato all'imputato.

Al  riguardo,  come è noto, le norme che presiedono il comportamento del  conducente  del veicolo, oltre a quelle  generiche  di  prudenza, cautela   ed   attenzione,  sono  principalmente  quelle  rinvenibili nell'art.  140 C.d.S., che pone, quale principio generale informatore della   circolazione,  l'obbligo  di  comportarsi  in  modo  da   non costituire  pericolo o intralcio per  la circolazione ed in  modo  che sia  in  ogni  caso  salvaguardata la  sicurezza  stradale,  e  negli articoli   seguenti,   laddove   si   sviluppano,   puntualizzano   e circoscrivono le specifiche regole di condotte.

Tra  queste  ultime,  di rilievo, con riguardo  al  comportamento  da tenere  nei  confronti dei pedoni, sono quelle dettagliate  nell'art. 191  C.d.S.,  che  trovano il loro pendant nel  precedente  art.  190 C.d.S.,  che,  a  sua  volta,  dettaglia  le  regole  comportamentali cautelari e prudenziali che deve rispettare il pedone.

In  questa  prospettiva,  rileva la regola  prudenziale  e  cautelare fondamentale  che  deve presiedere al comportamento  del  conducente, sintetizzabile nell'"obbligo di attenzione" che questi deve tenere al fine  di  "avvistare"  il  pedone  sì  da  potere  porre  in  essere efficacemente gli opportuni (rectius,  i necessari) accorgimenti  atti a prevenire il rischio di un investimento.

Il  dovere  di  attenzione del conducente teso  all'avvistamento  del pedone  trova il suo parametro di riferimento (oltre che nelle regole di  comune e generale prudenza) nel richiamato principio generale  di cautela   che  informa  la  circolazione  stradale  e  si  sostanzia, essenzialmente,   in   tre   obblighi  comportamentali:   quello   di ispezionare  la  strada dove si procede o  che si sta  per  impegnare;

quello  di  mantenere un costante controllo del veicolo  in  rapporto alle  condizioni  della  strada e del traffico;  quello,  infine,  di prevedere tutte quelle situazioni che la comune esperienza comprende, in  modo da non costituire intralcio o pericolo per gli altri  utenti della  strada  (in  particolare,  proprio  dei  pedoni)  (cfr.,   per riferimenti,  Sezione  4,  gennaio 1991, Del  Frate;  Sezione  4,  12 ottobre 2005, Leonini; Sezione 4, 13 ottobre 2005, Tavoliere).

Trattasi  di  obblighi comportamentali posti a carico del  conducente anche  per la prevenzione di eventuali comportamenti irregolari dello stesso   pedone  (qui  astrattamente  ipotizzabili  e   in   concreto verificatisi in ragione della modalità di attraversamento  da  parte del  pedone, "a passo svelto", pur in un contesto locale ove  per  la presenza del veicolo ingombrante parcheggiato in corrispondenza delle strisce  pedonali  poteva essere interdetta la  visuale  completa  da parte  dei  conducenti dei veicoli che percorrevano la strada),  vuoi genericamente  imprudenti (tipico il caso del pedone che  si  attarda nell'attraversamento,  quando  il  semaforo,  divenuto  verde,  ormai consente  la  marcia  degli  automobilisti),  vuoi  violativi   degli obblighi  comportamentali  specifici, dettati  dall'art.  190  C.d.S. (tipico,  quello dell'attraversamento della carreggiata al

di  fuori degli  appositi attraversamenti pedonali; altrettanto tipico,  quello dell'attraversamento  stradale passando anteriormente  agli  autobus, filoveicoli  e  tram in sosta alle fermate). Il conducente,  infatti, ha,  tra  gli  altri,  anche  l'obbligo  di  prevedere  le  eventuali imprudenze  o  trasgressioni degli altri utenti  della  strada  e  di cercare  di prepararsi a superarle senza danno altrui (v. Sezione  4, 30  novembre 1992, Cat Berrò).

Ne  discende  che  il conducente del veicolo può  andare  esente  da responsabilità, in caso di investimento del pedone, non per il  solo fatto  che  risulti accertato un comportamento colposo (imprudente  o violativo  di una specifica regola comportamentale) del  pedone  (una tale  condotta  risulterebbe concausa dell'evento lesivo,  penalmente non  rilevante per escludere la responsabilità del conducente:  cfr. art.  41  c.p.,   comma  1), ma occorre che  la  condotta  del  pedone configuri,   per  i  suoi  caratteri,  una  vera  e   propria   causa eccezionale, atipica, non prevista nè prevedibile, che sia stata  da sola sufficiente  a produrre l'evento (cfr. art. 41 c.p., comma 2).

Ciò  che  può ritenersi solo allorquando il conducente del  veicolo investitore (nella cui condotta non sia ovviamente ravvisabile  alcun profilo  di colpa, vuoi generica vuoi specifica) si sia trovato,  per motivi  estranei  ad ogni suo obbligo di  diligenza,  nella  oggettiva impossibilità  di  "avvistare" il pedone e  di osservarne,  comunque, tempestivamente  i  movimenti,  attuati  in  modo  rapido,  inatteso, imprevedibile.  Solo  in  tal  caso, in  vero,  l'incidente  potrebbe ricondursi  eziologicamente proprio esclusivamente alla condotta  del pedone,  avulsa totalmente dalla condotta del conducente ed  operante in assoluta autonomia rispetto a quest'ultima.

Tale  situazione, interruttiva del nesso di causalità, qui non  può porsi,  vuoi perchè il pedone ha comunque iniziato l'attraversamento praticamente sulle strisce, ma anche perchè, comunque, non è emersa alcuna   situazione  di  imprevedibilità  nell'apprezzamento   della presenza del pedone. Giustamente ha evidenziato il giudice di  merito che  vuoi  la  presenza delle strisce pedonali,  vuoi  il  parcheggio irregolare del veicolo "voluminoso" in corrispondenza di tali strisce avrebbero  dovuto imporre all'automobilista particolare  cautela  non essendo  "imprevedibile"  la  presenza di  un  pedone  nella  fase  di attraversamento.

In  questa  prospettiva, la censura è di merito e  inaccoglibile  in questa sede.

Correttamente   e  ampiamente  giustificato  è  il   profilo   della sussistenza del nesso causale tra l'Incidente e la morte. Del  resto, in  caso di omicidio colposo, la presenza (qui rappresentata comunque come  eventuale) di una patologia preesistente da  cui sia affetto  la vittima  di  un  incidente stradale non ha normalmente  l'effetto  di interrompere   il  nesso  causale  rispetto  alla  condotta   colposa produttiva  dell'evento, giacchè di regola non è  estraneo  all'area di rischio innescata da tale condotta lesiva.

Nella  specie,  il giudice di merito ha del resto  soffermato  la  sua attenzione  in  modo  affatto illogico sulla gravità  delle  lesioni riportate dal pedone nel l'occorso, tanto da imporre il suo  ricovero in rianimazione.

Corretto   e   incensurabile  è  il  diniego   dell'attenuante   del risarcimento del danno.

Vale  il  principio  secondo  cui,  ai  fini  della  configurabilità dell'attenuante  di cui all'art. 62 c.p.,  n. 6, il  risarcimento  del danno  deve  essere  integrale,  comprensivo,  quindi,  della  totale riparazione  di ogni effetto dannoso e la valutazione in ordine  alla corrispondenza  tra transazione  e danno spetta al giudice,  che  può anche  disattendere,  con  adeguata motivazione,  ogni  dichiarazione satisfattiva resa dalla parte  lesa (Sezione 4, 22 maggio 2009, Usai).

Qui,  il  giudicante  ha  spiegata la  ragione  per  cui  non  poteva affermarsi  che il risarcimento fosse integralmente satisfattivo  dei danni e il relativo apprezzamento non può essere qui rinnovato.

Del resto, per affermare il contrario, non basterebbe valorizzare  il dato della mancata costituzione di parte civile, ove si consideri che la giurisprudenza attribuisce al giudice di  negare l'attenuante anche in presenza di dichiarazione satisfattiva della parte lesa.

Inaccoglibile  è  il  motivo  sul  giudizio  di  comparazione  delle attenuanti.

Il  giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti non  è  censurabile in sede di legittimità qualora  il  giudice  di merito  abbia  giustificato la soluzione adottata con la  indicazione degli   elementi  ritenuti  prevalenti  ai  fini  del   giudizio   di comparazione,  anche se non abbia confutato tutte le deduzioni  delle parti volte a conseguire una diversa valutazione comparativa di tutte le  circostanze  del  reato.  In questa  prospettiva,  le  statuizioni relative  al  giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti  ed attenuanti, effettuato in riferimento ai criteri di cui all'art.  133 c.p.,  sono censurabili in cassazione solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Sezione 6, 8 luglio 2009, Abruzzese ed  altri).

Qui,  il  giudicante  ha  motivato il giudizio  di  sola  equivalenza evidenziando,  in  modo  affatto illogico, la gravità  della  regola cautelare  violata  e  apprezzando, del resto, in   modo  compiuto  il complessivo trattamento sanzionatorio.

Al  rigetto  del  ricorso segue ex art. 616 c.p.p., la  condanna  del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle  spese processuali.

 

 

Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI), è anche vero che secondo una ricerca dell'Università di Trieste (in “La Criminalità Colposa nel Traffico Stradale” di Correra-Martucci-Putignano, Cedam 1996), in un elevato numero di casi (il 36,8%) l'imprudenza del pedone si è rivelata come la causa primaria dell'investimento.

 

 In molte circostanze, infatti, la responsabilità del pedone nella verificazione del sinistro risulta esclusiva o preponderante, come nel caso in cui, per il concorrere di diversi fattori tra cui l'età e l'ubriachezza, esso attraversa la strada in maniera del tutto irregolare, o sbuca improvvisamente da dietro un veicolo in sosta, o cammina al buio in mezzo alla carreggiata.

 

Un tanto viene confermato anche dalle statistiche, secondo le quali il rischio di investimento stradale è particolarmente alto nella popolazione anziana: 107 decessi nella fascia di età compresa tra 80 e 84 anni, 1.575 feriti in quella tra 70 e 74 anni.

Anche la Giurisprudenza tutela la figura del pedone e, non accogliendo il dato obiettivo che la circolazione stradale, soprattutto quella cittadina, è caratterizzata da una costante interazione tra i pedoni e gli altri utenti della strada, attribuisce al conducente dei veicoli i maggiori vincoli e le maggiori responsabilità in caso di sinistri. Così, se da una parte il Legislatore agli artt. 141 comma IV e 191 C.d.S. prevede una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente che gli impongono una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra parte il prevalente orientamento giurisprudenziale rende estremamente difficile per il conducente dimostrare l'insussistenza di una propria colpa in caso di investimento.

In particolare, la Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente e, lungi dal considerarla raggiunta in caso di inosservanza da parte del pedone delle norme poste a suo carico (art. 190 C.d.S.), pretende un comportamento dell'investitore tale da escludere quasi totalmente il nesso di causalità tra il suo comportamento ed il fatto lesivo: "Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.

 

 

4) IL TRASPORTATO

Il trasportato, che abbia subito danni per effetto di un sinistro stradale,potrà ai sensi del D.Lgs. 209/2005 essere risarcito direttamente dall'impresa assicuratrice del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti. Il trasportato ha sempre ragione ,ma il risarcimento puo’ essere limitato o ridotto se non aveva il trasportato le cinture di sicurezza.

UN CONSIGLIO MIO PERSONALE, SE USCENDO CON AMICI MI ACCORGETE DI AVER ALZATO IL GOMITO CON L’ALCOL (FATE I TRASPORTATI FATE GUIDARE ALTRI)

Il trasportato, inoltre, mantiene il diritto al risarcimento del maggior danno, nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile.

SCONTRO TRA PIÙ VEICOLI PRESUNZIONE ART 2054 CC

Nel caso di scontro tra più veicoli, vi è una presunzione di concorso di colpa a carico di ciascuno dei conducenti (cioè tutti vengono ritenuti responsabili).

Per la giurisprudenza, si ha scontro in caso di:

collisione tra due veicoli provenienti in senso di marcia opposto;

tamponamento tra veicoli proveniente nello stesso senso di marcia;

contatto tra più veicoli (come nei casi di tamponamenti a catena o di carambolo di una autovettura).

In tutte queste ipotesi i due conducenti saranno ritenuti entrambi responsabili del sinistro, salvo che uno dei due non riesca a provare la sola colpa dell'altro conducente.

RICHIESTA DI RISARCIMENTO DEL DANNO: FASE STRAGIUDIZIALE

DENUNCIA DEL SINISTRO COME DI FA UNA DENUNCIA DI SINISTRO

Una volta avvenuto un sinistro stradale, i conducenti dei veicoli coinvolti devono farne denuncia alla propria compagnia assicurativa.

Il modulo della denuncia deve contenere: dati anagrafici dei proprietari e dei conducenti se diversi, gli estremi della polizza assicurativa e gli estremi dei veicoli incidentati. Si dovranno indicare altresì luogo dell'incidente, data e ora e tipo di danno occorsi. Laddove presenti, si dovranno indicare nomi di eventuali testimoni.

RICHIESTA RISARCIMENTO ATTENZIONE ALLA PRESCRIZIONE

1) per danni a cose: la richiesta di risarcimento per danni a cose va effettuata mediante lettera raccomandata a/r da inviarsi alla Compagnia assicurativa del danneggiante; in cui dovranno venire indicati il luogo e gli orari in cui il perito della compagnia assicurativa potrà prendere visione del veicolo danneggiato;

2) per danni da lesione personale: la richiesta di risarcimento deve venir effettutata mediante lettera raccomandata a/r indirizzato alla compagnia assicuratrice del danneggiato e deve contenere la descrizione del sinistro, l'età e l'attività del danneggiato, lo stato di famiglia e soprattutto il certificato medico.

La compagnia assicurativa deve rispondere entro 60 giorni, formulando l'offerta risarcitoria ovvero esplicando le ragioni per cui ritiene di non poterla accogliere.

Se l'offerta dell'assicuratore viene accettata dal danneggiato, il primo dovrà liquidare la somma pattuita entro e non oltre 15 giorni.

In caso di rifiuto del danneggiato (anche per sua mancata replica), l'assicurazione inviare la somma indicata al danneggiato a titolo di parziale risarcimento del danno.

INDENNIZZO DIRETTO

In caso di scontro tra due veicoli a motore, dal quale siano derivati danni a veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati potranno rivolgere la richiesta di risarcimento alla propria assicurazione (intendendosi la compagnia assicurativa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato dal danneggiante).

La corte costituzionale con sentenza n.180/2009, tuttavia, ha statuito che l'azione d'indennizzo verso la propria assicurazione è facoltativa, pertanto il danneggiato potrà in alternativa rivolgersi all'assicurazione del responsabile dell'incidente. La procedura d'indennizzo diretto è un sistema facoltativo per cui il danneggiato potrà decidere di agire sia contro la propia assicurazione sia contro la compagnia assicurativa del responsabile.

La procedura del risarcimento diretto può essere attivata solo nel caso discontro tra due veicoli immatricolati in Italia (ovvero anche quando si tratti di scontro tra un automobile ed un ciclomotore) ed in caso di danni alla persona solo per lesioni fino al 9% d'invalidità permanente. In nessun caso l'indennizzo diretto potrà operarre a fare del terzo trasportato.

FASE GIUDIZIALE: RICHIESTA RISARCIMENTO DANNI

Nei casi in cui non si riesca ad addivenire ad una soluzione stragiudiziale rispetto all'an ed al quantum del risarcimento, il danneggiato potrà ricorrere alla competente Autorità Giudiziale.

In questa fase, il danneggiato dovrà chiamare in causa la Compagnia Assicurativa del danneggiante, nonché il proprietario ed il conducente del veicolo danneggiante, al fine di ottenere il risarcimento del danno (ovvero del maggior danno) subito.

FONDO GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA

Nel caso in cui il sinistro sia stato cagionato da:

veicolo non identificato;

veicolo non coperto da assicurazione;

veicolo assicurato con una compagnia assicurativa che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta;

veicolo posto in circolazione contro la volontà del proprietario (es. in caso di furto);

il danneggiato (non essendo individuato il soggetto contro cui proporre azione di risarcimento) dovrà accedere al Fondo di Garanzia Per Le Vittime Della Strada, costituito presso la CONSAP, da cui potrà ottenere il risarcimento della propria pretesa fino al limite massimale previsto dalla legge vigente in quel momento

 

 

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